Il Tirreno

Pisa

Pd, si tratta per ricucire le divisioni

Nocchi festeggiato segretario e un momento del congresso
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Nocchi festeggiato segretario e un momento del congresso

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PISA. Le tensioni interne al Pd hanno fatto più che capolino anche nel congresso provinciale che ha ratificato l'elezione di Francesco Nocchi alla guida della federazione. E "ricompattare", "ricucire", "contenere", sono state le parole d'ordine affinché la seduta del consiglio comunale del 4 novembre non si trasformi da festa nazionale a Caporetto della maggioranza che governa la città. Dal palco pochi, ma significativi, i richiami ai contrasti che mettono in ansia la maggioranza comunale attesa giovedì alla verifica sulla base dei consensi che riceverà la mozione di sfiducia alla presidente del consiglio Titina Maccioni.

In platea e dietro le quinte, invece, il caso ha dominato in dialoghi e capannelli. Del resto nella componente che fa capo al vicesegretario nazionale Enrico Letta era evidente l'irritazione per l'"avvertimento" (l'uscita dall'aula al momento del voto a una delibera) dato dalla maggioranza del gruppo consiliare provinciale al presidente della Provincia Andrea Pieroni (lettiano), "reo" di non voler firmare l'appello per la Maccioni.  Il merito di aver preso di petto la questione va al segretario regionale Andrea Manciulli, preoccupato dall'eco del "caso Pisa" a Roma e Firenze. Manciulli venerdì sera durante la pausa per la cena ha riunito in una sala attigua a quella congressuale i "lettiani" Andrea Pieroni e il consigliere regionale Paolo Tognocchi con il sindaco Marco Filippeschi, l'on. Paolo Fontanelli e il neosegretario comunale Andrea Ferrante. Problemi risolti? «Ci stiamo lavorando - è stato il commento di Manciulli a fine serata - e ci sono buone probabilità che si chiuda positivamente».  I toni, il dettaglio dei contenuti, gli scontri, non sono trapelati. Ma il confronto è stato teso e a tratti non proprio amichevole. Sta di fatto che alcuni punti fermi sono stati ribaditi e rappresentano la strada «su cui lavorare», per citare Manciulli.  Punto primo: i dirigenti "lettiani" non firmeranno alcun appello. Punto secondo: voteranno compatti contro la sfiducia. Punto terzo: il sindaco ha confermato il suo impegno a trovare un rimedio per riportare l'armonia all'interno del gruppo consiliare.  «Di appelli non ce n'é bisogno, basta votare contro», ha detto Tognocchi. Che dal palco ha ribadito: «La cosa più semplice è bocciarla e noi lo faremo; è stato un errore gonfiare il caso, trasferire le tensione in altre istituzioni così come cercare firme e padrinati di notabili». Da qui ha chiesto pari dignità per la sua componente all'interno del partito lamentando una «sistematica esclusione» nel momento della elaborazione delle scelte politiche. «Non entreremo negli esecutivi della federazione, ci affidiamo al nuovo segretario Nocchi perché concretizzi la democrazia interna».  E la rivendicazione di stare nel partito come componente è uno dei punti su cui ha replicato Fontanelli, invocando anche una disciplina di partito per le decisioni prese a maggioranza. Dopo riflessioni politiche più generali, approfondendo la situazione locale ha stigmatizzato gli eccessi «di personalismi e ambizioni» e, applaudito, ha ammonito «è grave che una minoranza interna prenda contatti e accordi con altre forze politiche, senza consultare o andando contro la maggioranza».

Un appello all'unità, del resto, richiamato nella conclusioni da Manciulli, era venuto anche dal neosegretario Francesco Nocchi. «Ci vuole - ha detto - spirito di unità e di solidarietà, soprattutto quando si è sottoposti ad attacchi politici forzati senza il rispetto delle istituzioni». E ha aggiunto: «Ai partiti di controsinistra con cui costruiremo la nostra coalizione di governo per sconfiggere Berlusconi, chiediamo di dare un segnale ritirando le firme alla mozione di sfiducia se, come dicono, non condividono l'attacco politico della destra».  Da Sel, attraverso il saluto portato dal segretario provinciale Dario Danti, peraltro, era venuta la constatazione di un clima migliorato tra i due partiti. Che, almeno per il momento, però non fa mutare la posizione sulla mozione anti-Maccioni.  Le nubi sull'appuntamento di giovedì, dunque, sono solo un po' diradate. L'impegno al voto contro la sfiducia dei "lettiani", non chiude il caso. Infatti, il tentativo di mediazione di Manciulli ha visto assenti quei consiglieri Pd (ex Ds) che con Cerri e Zappacosta si riconoscono nella "minoranza" nel partito e che sul caso Maccioni non hanno condiviso le posizioni scelte dalle segreterie. Anche loro, come i "lettiani", sono stati indisponibili a firmare quell'appello che l'ex segretario Ivan Ferrucci aveva detto "tireremo fuori al momento giusto" e che sembra invece essere destinato a restare nel cassetto per non rendere ancora più esplicite le divisioni.

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