Il Tirreno

Pisa

Alla luce del sole la compravendita delle bici rubate

Gennaro Di Biase
Alla luce del sole la compravendita delle bici rubate

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 PISA. Rubare una bicicletta: certo, esistono reati peggiori, ma di rado se ne trovano di così diffusi, specialmente in città pianeggianti e piene di pendolari o studenti. Non è un mistero: a Pisa il mercato nero di biciclette è continuo, è in salute e non ha bandiere (le rubano sia stranieri sia italiani) né domicili (i furti avvengono in luoghi occasionali).  Nonostante l'attività di prevenzione delle forze dell'ordine, come il recente intervento alla mensa universitaria di via dei Martiri (fermati 3 ricettatori e recuperate 6 bici), telai, ruote e sellini continuano a sparire.  Frequentando la mensa, uno dei luoghi nevralgici del traffico illecito di bici, non è improbabile che l'orecchio sia attratto da studenti che si confidano: «Ho appena comprato una bici da uno - dice Giovanni -. Voleva farmi pagare 20 euro, ma trattando sono sceso fino a 12. È di marca e il telaio è nuovo di zecca». «E se incontri per caso il vecchio proprietario che riconosce la bici rubata?» gli chiede incuriosito Fabrizio. «Quasi impossibile - controbatte Giovanni - il ladro mi ha assicurato che proprio per evitare problemi del genere ruba le bici a San Piero, a Cascina o vicino al mare».  È facile cambiare i connotati di una bici, che si smonta e si rivernicia in tempi rapidi e senza sforzi eclatanti, come è difficile individuare un caso di furto. Ma solo nell'ultima settimana sono state recuperate 11 biciclette sicuramente rubate (gli ultimi due ricettatori fermati sono rumeni). Meglio dunque prevenire il crimine piuttosto che risolverlo quando il dado è tratto, ecco perché polizia e carabinieri fermano personaggi sospetti su bici costosissime, o altri con cesoie e chiavi inglesi alla mano.  A parte l'uso obbligatorio di lucchetto o catena, essenziale per chi dopo aver pedalato all'andata non voglia tornare a casa a piedi, ci sono anche gli antifurti ideati dal Comune: le rastrelliere bloccatelaio, aumentate vertiginosamente negli ultimi 3 anni (dal 9 al 56%), costruite su due archi alti che proteggono non solo le ruote ma tutta la bici (nonostante questa contromisura, capita ancora di vedere ruote asportate da biciclette ai piedi delle inutili - dal punto di vista della protezione - rastrelliere basse. L'altro sistema adottato dal Comune è la punzonatura, una vera e propria targa della bici: un marchio numerico impresso sulla canna o sul telaio in modo tale da rendere il mezzo sempre riconoscibile. "Targare" la bici costa 5 euro e a maggio di quest'anno le bici punzonate erano circa 1400 (l'iniziativa fu lanciata nel febbraio del 2008).  In ogni caso sono tantissime le bici rubate e abbandonate. È quasi impossibile contarle. Dipendono dai cosiddetti furti d'uso. Si tratta della sottrazione della bici non per farla propria, ma solo per utilizzarla qualche ora, magari per attraversare la città o recarsi in stazione. E qui il dito accusatorio va verso i pendolari e la "prova del reato" consiste proprio nella moltitudine di bici abbandonate nei pressi della stazione ferroviaria.  Esistono comunque vari punti cittadini di make up e restauro bici. Un ufficio lo ha aperto la Pisamo in via Battisti, anche a Rebeldìa c'è chi aggiusta e recupera ruote e pedali, poi un "negozio" è costituito da due roulotte nel parcheggio di via Donatori di Sangue, dove è possibile acquistare modelli di lusso che costano fino a 500 euro.  Dal 2007 ad oggi, i posti-bici in città sono passati da 1800 a 2400 e, come ulteriore ostacolo per i Diabolik di turno, le nuove rastrelliere sono state posizionate vicino alle telecamere delle ztl. Quest'anno sono state recuperate circa 40 bici e, pur essendo minima la percentuale della soluzione di un furto, non rattristano i numeri delle denunce: nel 2009 sono stati dichiarati 651 furti contro gli 851 del 2008 (i ladri sono maggiormente attivi nei periodi di maggio-giugno e settembre-ottobre).  Ma in città le biciclette non significano solo furti e abbandoni e sono segno di mobilità ecologica e salutare. Al contrario di come si immagina, gli studi dimostrano che il ciclista respira meno smog dell'automobilista. Addirittura Pisa, in gara al concorso Euromobility, ha ricevuto il premio nazionale Città Amiche della Bicicletta, consegnato a Milano dallo storico cronista sportivo Bruno Pizzul all'assessore David Gay. Insomma, perché ci siano tanti furti, ci devono pur essere tante bici.

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