Sicurezza
Il caso Maccioni si fa sentire in consiglio provinciale
G.C.
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Da sinistra Filippeschi, Rossi e Pieroni Numero legale messo a rischio per convincere i dissidenti Pd a solidarizzare con la presidente
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PISA. Una seduta del consiglio provinciale in cui si tenta di far saltare il numero legale; questo per convincere i "dissidenti" del Pd a firmare il documento di sostegno alla presidente del consiglio comunale Titina Maccioni. È successo giovedì sera e ha provocato una frattura profonda nel partito. In contemporanea si svolgeva il consiglio comunale, «il luogo deputato per trovare un accordo», come lo definisce un consigliere. Le varie anime del Pd si stavano confrontando ed erano a un passo della mediazione: tutti gli esponenti del Pd cittadino avrebbero firmato il testo che definisce «strumentalizzazione politica» la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni contro Maccioni. In cambio avrebbero partecipato alla stesura definitiva del documento, annunciato dal 15 ottobre e mai reso pubblico; in particolare avrebbero chiesto di modificare la frase finale: «Chiediamo a quelle forze politiche che in Provincia e Regione condividono la responsabilità di governo nel centrosinistra, di garantire coerenza e tenere aperta l'esperienza e la prospettiva d'impegno comune». Proprio il passaggio che ha creato maggiori difficoltà a chi, fuori dal Comune (dove esistono maggioranze diverse), ha ricevuto la richiesta di sottoscriverlo. Il Pd comunale, guidato fino a qualche giorno fa da Paolo Fontanelli e ora da Andrea Ferrante, ha proposto a consiglieri provinciali e regionali e anche al presidente della Toscana, Enrico Rossi, di firmare. L'operazione è stata coadiuvata dal Pd provinciale, dove l'uscente Ivan Ferrucci ha lasciato ieri la segreteria a Francesco Nocchi. Sarebbero loro i quattro "registi" del blitz in Provincia: il Pd ha lasciato la sala per far mancare il numero legale e mettere in difficoltà il presidente Andrea Pieroni. Ma cinque "dissidenti" del partito e i due presenti di Idv e Sel sono rimasti: insieme all'opposizione hanno votato la delibera presentata dall'assessore Nicola Landucci, che è passata. Il fallimento del blitz non chiude il caso, perché in un fitto scambio di sms tra il capogruppo Pd Manolo Panicucci e Pieroni, ci sarebbe la spiegazione del gesto: questo è quello che ti succede se non firmi per la Maccioni. Pieroni è sicuro che il 4 novembre la sfiducia sarà respinta «con voto compatto: non sottovaluto che la giunta del sindaco Marco Filippeschi ha una valenza politica rilevante sul territorio; ma è un errore politico estendere ad altri enti le criticità. Credo che questo avvertimento sia sproporzionato». Il consigliere comunale Stefano Landucci trova «inammissibile usare le istituzioni per problemi interni al partito». E il suo collega Michele Passarelli: «Niente da dire. Si commenta da sé».
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