Il Tirreno

Pisa

IL PROFESSOR COMANDE’

«È un rito che cementa lo spirito d'appartenenza»

Gianluca Campanella
Il professor Comandé
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Il professor Comandé

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 PISA. Il professor Giovanni Comandé, ordinario di diritto privato alla Scuola Superiore Sant'Anna, guarda con simpatia alla battaglia dei gavettoni della notte scorsa.  Un po' perché i suoi allievi gli avevano accennato «le riunioni per preparare la strategia "militare", pur immaginando di essere carne da macello mandata in prima linea»; un po' perché, non tanti anni fa, a prendere e lanciare gavettoni c'è passato anche lui.  Quarant'anni, "member" dell'Ali, American Law Institute (l'organizzazione che si occupa della riforma del diritto statunitense), Comandé ricorda gli anni da allievo al Sant'Anna e, in particolare, il periodo iniziale: «La "matricola", cioè i lunghi giorni dell'accoglienza, è stata faticosissima. Ma la ricordo come il momento più bello, ho stretto i legami più forti con tutti, anche con i ragazzi più grandi».  E tornando a questi giorni, ribadisce che «la tradizionale battaglia fra Sant'Anna e Normale si inserisce in una tradizione più ampia, la goliardia: quando questa è mantenuta nei limiti del rispetto personale è un'occasione per la rifraternizzazione tra i due istituti». Certo, l'auspicio è che «anche dopo ci sia collaborazione tra i collegiali, magari con momenti di studio comune». Ma il ponte tra le scuole si crea anche rivendicando la reciproca autonomia. Pertanto il motivo per cui questa battaglia è tanto sentita è identitario: «Serve a cementare lo spirito d'appartenenza».  L'organizzazione dura quasi una settimana e, durante il caffè dopo le lezioni, «la dozzina di giuristi che è entrata quest'anno a Scuola con il concorso, mi ha raccontato i preparativi»: le truppe in avanscoperta sono, appunto, matricole mandate allo sbaraglio, perché i "generali" sono gli allievi anziani che comandano dalle retrovie. Il compito dei "soldati" è di svegliare i normalisti lanciando l'attacco a sorpresa.  Comandé segnala un episodio di quest'estate: «Ero in Canada e per i centri commerciali c'erano matricole locali di geologia, che vendevano pietre e stracci "per autofinanziare la ricerca". Goliardia senza confini e problemi universitari comuni».

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