Sicurezza
Fermato anche lo "sposo bambino"
Candida Virgone
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Il fermoimmagine tratto dal video della polizia del matrimonio al campo rom Prosegue l'inchiesta per la ragazza rapita e violentata. Indagini sul mucchio di gioielli
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PISA. È stato fermato anche lo sposo bambino per il caso della ragazzina rapita e costretta al matrimonio nomade, violentata e tenuta come schiava a suon botte. Per questa vicenda la polizia ha arrestato la nonna, i genitori e gli zii dello sposo, un quindicenne croato. Per tutti le accuse sono pesantissime: tratta di persone, riduzione in schiavitù e violenza sessuale. La nonna, capo della famiglia, è Nebahat Hamiti, 53 anni, e abita a Gello di Pontedera nel Podere Cincinnati; il padre è Riza Haliti, la madre Ibadet Dibrani: tutti e due hanno 33 anni; gli zii sono Erizon Mahmuti, 38 anni, e la moglie Vjolca Dibrani, 37; questi ultimi quattro vivono nel campo di Coltano. I genitori, che lo scorso 3 settembre avevano ricevuto la casa dal Comune, sono stati sospesi dai progetti di integrazione di Città Sottili; due anni fa erano stati esclusi gli zii, coinvolti nella faida fra kosovari e macedoni, per il qualei il processo penale è ancora in corso. Il ragazzo, inizialmente denunciato per gli stessi reati degli altri, martedì sera è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria; entro oggi dovrà esprimersi il gup di Firenze per la conferma del provvedimento, mentre non si esclude che si complichi ulteriormente il quadro accusatorio, con la contestazione al gruppo di nuovi reati. Proprio ieri mattina intanto in tribunale è stato discusso il provvedimento di confisca della villa di Gello di Pontedera in cui abita la nonna del ragazzo, il podere Cincinnati, ancora nella disponibilità della famiglia in attesa di una sentenza definitiva. Il bene, una villa di tre piani pagata in contanti più di 500mila euro, fu sottoposto a sequestro dopo la faida perché ritenuto provento di affari illeciti. La corte d'appello, che sull'atto ha sollevato una questione procedurale, ha rimesso gli atti alla Corte Costituzionale e per questo, in attesa di questo pronunciamento, il secondo collegio ha rinviato a giugno la decisione sulla misura di prevenzione presa sul bene. Altri beni della donna (delle attività commerciali e conti correnti su alcune banche della provincia) sono oggetto di un altro sequestro come misura cautelare reale. La Società della salute intanto porta avanti le procedure sull'esclusione dai progetti di integrazione e dunque dal diritto alla casa appena assegnata, che prevede prima di tutto il ricevimento di una informativa ufficiale della questura, non ancora giunta, quindi la rescissione del contratto attraverso la notifica alle persone interessate, più difficile perché in questo caso sono in carcere, e quindi l'intimazione all'allontanamento; se questo non venisse eseguito scatterebbero le procedure di sgombero. Sotto sequestro infine un centinaio di gioielli in oro trovati la mattina dell'arresto nella casa di Coltano e di cui si ignora la provenienza: è possibile vederli sul sito della questura.
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