La protesta
Il congresso cittadino del Partito democratico: dal governatore della Toscana Rossi invito allunità
Fli non voterà la sfiducia a Titina Maccioni
Gianluca Campanella
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Una fase del congresso comunale del Pd Un «atto di responsabilità» per Andrea Ferrante, neosegretario comunale del Pd
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PISA. Futuro e libertà nel consiglio comunale del 4 novembre voterà contro la sfiducia alla presidente Titina Maccioni. Lo ha annunciato Massimo Balzi, ospite lunedì sera al congresso comunale del Pd, che ieri per telefono ha ribadito: «La politica non si fa dimissionando i presidenti o i consiglieri (il Pdl vorrebbe che io e Paolo Cognetti ce ne andassimo, perché siamo passati in Fli). Quindi voteremo a favore della Maccioni, differenziandoci da questa politica urlata. Ringrazio Andrea Ferrante per averci invitato tra le "forze di responsabilità"». Il congresso ha visto la proclamazione del neo segretario cittadino del Pd, Ferrante, che ha esteso l'invito a tutti i segretari comunali dei gruppi presenti in sala delle Baleari. Nella sua relazione Ferrante è tornato sul caso della sfiducia: «Il tempo dei giochi deve finire; noi abbiamo chiesto a chi vuole dialogare con noi di recedere da quella iniziativa. Lo abbiamo fatto insieme alle altre forze di maggioranza, esprimendo la massima disponibilità ad affrontare i temi del funzionamento del Consiglio nel loro alveo fisiologico». Ferrante ricorda il documento firmato due settimane fa insieme agli altri tre segretari del Pd (entranti e uscenti, anche del livello provinciale): «È chiaro che riteniamo pregiudizievole, per i rapporti con le forze con cui siamo alleati in Provincia e Regione, il perseverare di un atteggiamento di chiusura al confronto su questo delicato passaggio». E alla sua posizione danno forza il sindaco Marco Filippeschi e il segretario uscente Paolo Fontanelli, che ancora una volta definiscono «politico e non istituzionale il significato attribuito alla mozione». Nella seduta sono state approvate all'unanimità la riconferma del tesoriere Marco Giuntini e la relazione del segretario, che ha anche parlato di «tagli indiscriminati e inerzia del Governo di fronte alla crisi». La chiusura del congresso è affidata al presidente della Toscana, Enrico Rossi, che non cita il caso Maccioni. Il governatore punta sull'«unità del partito, una volta scelti i dirigenti» e sulla necessità di «radicare la politica sui problemi sociali».
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