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ESCLUSI DAL DIRITTO
Ai rom sotto inchiesta revocati gli alloggi dei piani di integrazione
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PISA. Dal progetto di integrazione Città Sottili, ormai concluso, gli zii del ragazzo, Erizon Mahmuti e la moglie Vjolca Dibrani, erano stati già esclusi due anni fa, quando scoppiò una terribile faida fra etnie macedoni e kosovare, armate fino ai denti, tra Coltano, Gello di Pontedera e una villa con cinque appartamenti assegnata ad alcune famiglie nomadi in viale D'Annunzio, a Marina: il procedimento penale a loro carico entra nel vivo a gennaio prossimo, mentre quello ai macedoni si è chiuso, in primo grado, con una assoluzione a cui la procura ha fatto appello. Alla nonna invece sono stati confiscati i beni dal tribunale di Pisa (una villa da oltre mezzo milione di euro a Gello, una tabaccheria e due pizzerie), ritenuti provento di affari illeciti, mentre si indagava su diversi conti correnti in varie banche della provincia: la sentenza della Cassazione sarà oggetto di una discussione proprio in questi giorni in tribunale. Mentre per il padre e la madre, a cui recentemente era stata appunto assegnata dal Comune e dalla Società della salute una delle nuove case costruite nel campo autorizzato, ieri mattina, dopo l'arresto, l'amministrazione ha avviato le pratiche di esclusione. L'inchiesta su quanto avvenuto in questi cento giorni fra il Kosovo e il campo di Coltano, dato il tipo di reati contestati e trattandosi di minori, è stata coordinata dalla Dda (direzione distrettuale antimafia) di Firenze con il pm Angela Pietroiusti. C.V.
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