Il Tirreno

Pisa

Condannati due albanesi, dopo la sentenza uno è tornato in cella, l’altro continua ad essere latitante

Venticinque anni per sequestro di persona

Un processo a palazzo di giustizia
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Un processo a palazzo di giustizia

Avevano rapito e pestato un giovane per chiedere un riscatto di 30mila euro

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 PISA. Condannati in due a un quarto di secolo di carcere. È la sentenza emessa in tribunale dal secondo collegio (presidente Luca Salutini, a latere Donato D'Auria e Marco Dell'Omo) per due albanesi che tre anni fa rapirono e pestarono a sangue un connazionale chiedendo al fratello, che nel dibattimento risultava parte offesa, un riscatto di trentamila euro.  Gli imputati per questa brutta storia erano in tre, tutti albanesi: un latitante, Dritan Bakally, 38 anni, e due connazionali rimasti finora in carcere per la vicenda, Agron Leba, 29 anni, ed Emiliano Voja, 34, conosciuto con un'infinità di alias. Dovevano rispondere in concorso e con diverse aggravanti di lesioni gravi e sequestro di persona a scopo di estorsione. La condanna per l'articolo 630 del codice penale, sequestro di persona a scopo di estorsione, parte dai 25 anni in su; in un certo senso il tribunale li ha graziati, riconoscendo il sequestro semplice e la tentata estorsione. Il dibattimento si è concluso così con la condanna del latitante a 14 anni e 4 mesi e 2.300 euro di multa, e di Leba, che è tornato in carcere, a 11 anni e 1.800 euro di multa. Assolto e scarcerato invece Voja, risultato meno coinvolto nei fatti.  La storia, particolarmente cruda, risale all'agosto del 2007 e si sviluppa fra Pisa, Pontedera e Livorno. I tre, che vivevano nel Pontederese, avrebbero rapito un conanzionale ritenendo responsabile della sparizione di una partita di droga. Il giovane oggetto delle loro attenzioni, che vive a Pisa con il fratello, era stato rapito davanti al supermercato Esselunga, in via Matteucci. Poi era stato portato in un bosco vicino Livorno, in località la Puzzolente, e qui pestato a sangue e poi tenuto prigioniero, legato ad un albero. I rapitori avevano infine chiesto al fratello, Durini Grami, un riscatto di 30mila euro. Ma il giovane sequestrato, rimasto solo con Bakally, era riuscito a liberarsi e ad affrontarlo in una sorta di duello a coltellate durante il quale il sequestratore era riamsto gravemente ferito. Quando i suoi complici lo trovarono in un mare di sangue, chiamarono in forma anonima i soccorsi segnalando la sua presenza nel bosco. Il sequestrato intanto, messosi in salvo, li aveva denunciati tutti. C.V.

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