Sicurezza
I NUMERI
Settanta casi all'anno
Gian Ugo Berti
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PISA. Mille casi all'anno in Italia, circa settanta in Toscana con una percentuale di decessi del 14 %. quadro della meningite batterica rimane nel tempo sostanzialmente invariato, senza risentire della stagionalità. Si tratta di un'infezione che prende corpo senza una motivazione precisa, dato che il germe vive abitualmente nelle vie aeree. In concomitanza di faringiti, tonsilliti et cetera, può dare segno di sé solo talvolta, quando va a localizzarsi sulle meningi (le membrane difensive che avvolgono il midollo spinale e gli emisferi cerebrali). Per un terzo dei casi, sono coinvolti il meningococco (quello C, tra i cinque tipi conosciuti è il più frequente nella nostra regione), lo pneumococco e l'haemophilus influenzae. La vaccinazione in Italia è ancora, purtroppo, a "macchia di leopardo". La Toscana in tal senso si dimostra particolarmente organizzata e funzionale. Profilassi raccomandata già al tredicesimo mese di vita e, in sua assenza, al tredicesimo anno, con una larga percentuale di adesioni intorno al 90 per cento. Contro lo pneumocco è consigliata la profilassi nei bambini e negli adulti dopo i 75 anni, per l'haemophilus la scelta è facoltativa, ma esiste un prodotto esavalente, contenente, oltre allo specifico, anche i quattro vaccini obbligatori (tetano, polio, difterite ed epatite B). I disturbi spesso sono poco significativi all'inizio e, non di rado, vengono confusi con l'influenza: sono a febbre, malessere generale, mal di testa. Il percorso d'aggravamento, in caso positivo, è rapido: si concretizza un progressivo peggioramento delle condizioni generali, compare vomito a getto, c'è rigidità nucale ed il paziente si mette sdraiato solitamente in una posizione a "cane di fucile". La diagnosi definitiva si ottiene soltanto con la puntura lombare, il prelievo e l'esame del liquido cerebro-spinale (torbido nelle forme batteriche, trasparente in quelle virali, a prognosi benigna). L'efficacia della terapia dipende dai tempi d'inizio, ma al contempo dalla carica infettante e dalla situazione anticorpale difensiva in cui si trova in quel momento il soggetto. Una profilassi precoce permette di bloccare il contagio. Quasi mai, in zona, pr l'appunto, un caso trattato subito ha portato a nuove infezioni.
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