Il Tirreno

Pisa

I libri fanno il pieno di visitatori

Gennaro Di Biase

Ultimo giorno per visitare gli stand degli editori

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 PISA. Come avvisa Proust, leggere non è tutto nella vita, ma il Pisa Book Festival si conferma un evento imperdibile per quantità e qualità dei libri presentati.  Circa 20mila visitatori fino a ieri (l'anno scorso furono 35mila in tutto, con 18mila presenze domenicali) hanno curiosato tra gli stand dei 170 editori distribuiti tra palazzo dei congressi e la stazione Leopolda (sede del Pisa Book Junior).  Fino a stasera, ultimo atto della kermesse, si incrociano storie di carta arrivate da tutto il mondo. Ce n'è per tutti i gusti ed è complesso per il lettore costruirsi un percorso del gusto spirituale: il caso è la guida più esperta.  Allo stand di "Sensibili alle foglie" si trova l'attualissimo "Zingare Spericolate", storia di ragazze rom che ballano con disperazione e vitalità, come Cenerentole del nuovo millennio. Pochi passi più in là, si pescano versi sorprendentida un'antologia di letteratura slovacca, come questi di Kolenic: «Dove un ragno nero brilla come l'occhio abbagliante di Dio, - in quella casa-noncasa - non pronuncerò mai più le parole Essere e Andare».  Allo stand della Tunué si trovano graphic novels e libri digitali del mondo che viene come "Giètz!" (parabola del jazz italiano). In Italia, si scopre, il peso del mercato libraio su iPad ha un peso dell'1% (negli Usa del 5%), ma le cose cambieranno, dato che i formati in pdf costano 0,79 euro mentre il vecchio volumone di carta 12,50.  Al tavolo di DeriveApprodi si apprende che una chimera antiscientifica ma eterna come lo zodiaco rischia di scomparire sotto le obiezioni dovute alla mobilità delle stelle. Lo racconta Fabrizio Piperno in "Lo spettacolo cosmico".  Passando al locale, allo stand di Felici, l'occhio è rapito da gialli toscani (come "Rinascere per caso" di Marco Santochi, noir sullo smaltimento di rifiuti elettronici), o da "Livorno vista da un pisano" ("pentitismo municipale" del giornalista Renzo Castelli che giudica i cugini labronici come "persone sincere, col cuore in mano").

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