La manifestazione
«Vogliamo restare nel gruppo Pd»
Pierluigi Ara
Nicosia e Mazzarri, i due consiglieri espulsi dal partito, rifiutano di essere relegati in un altro schieramento e criticano i dirigenti locali
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SAN GIULIANO. Da accusati ad accusatori. Elisabetta Mazzarri e Giusto Nicosia non ci stanno. Non accettano l'espulsione dal partito. E neppure si sottomettono, di conseguenza, di venire inseriti nel gruppo misto a palazzo Niccolini. Hanno presentato ricorso, ma siccome a livello locale dicono e ripetono che non esiste più democrazia, si sono rivolti agli organi regionali e nazionali scomodando i big italiani del Pd. Pare che siano stati convocati nei prossimi giorni per essere ascoltati. In quella sede vuoteranno il sacco, come preannunciano, con rivelazioni scomode. Solleciteranno di porre sul banco degli imputati i vertici locali di quello che continuano a ritenere il proprio partito. Dopo Juri Sbrana, segretario uscente (è subentrata adesso la maestra Andreotti), nel mirino dei due "ribelli" è finito Sergio Di Maio, presidente del consiglio comunale, con il quale si era sviluppata una rovente polemica nel luglio scorso. C'è il rifiuto di Nicosia e Mazzarri di vedersi relegare nel gruppo misto. In due lettere indirizzate espressamente al presidente del consiglio comunale, Nicosia e Mazzarri fanno presente che «fanno parte a pieno titolo del gruppo consiliare del Pd sangiulianese»; ribadiscono che «non intendono costituire nessun gruppo né fa parte di nessun altro gruppo, tantomeno di quello misto». Ciò per avere «la possibilità di impugnarla e quindi ricorrere al Tar della Toscana». L'unica nota conciliante e distensiva è verso il sindaco Paolo Panattoni. Al primo cittadino viene «riconfermata la piena fiducia con la condivisione del programma politico». Di contorno Mazzarri e Nicosia tornano a sfidare in un confronto pubblico, magari in un forum giornalistico o in tv, Juri Sbrana considerato artefice primo delle spaccature e dei malesseri interni del Pd. Rivendicano alcuni risultati, a loro giudizio, già molto significativi: Sbrana non ha più il "cumulo di potere" e si è dimesso dala presidenza della Bottega del Parco «con la remunerazione di 10mila euro, mentre i bilanci della Bottega del Parco sono in rosso».
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