Sicurezza
«Potevamo assistere il nostro parente»
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Vittorio Brogi lingegnere morto Contatti fra i familiari di Brogi, deceduto in neurochirurgia, e il dg Tomassini
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PISA. C'è stato un colloquio informale, via mail, fra il direttore generale dell'Aoup, Carlo Tomassini, e il giornalista Paolo Brogi, fratello di Vittorio, l'ingegnere pisano morto il 13 ottobre scorso nel reparto di neurochirurgia universitaria dell'ospedale, dopo un intervento chirurgico. Per il caso ci sono già due persone iscritte sul registro degli indagati nell'inchiesta coordinata dal pm Sisto Restuccia. Fra l'azienda ed il parente del paziente deceduto, che viveva a Lunata (Lucca), ci sarà a breve un incontro sui due punti fondamentali che i familiari sottolineano nella loro denuncia: non aver permesso loro di assistere il paziente dopo l'operazione e il riscontro diagnostico eseguito il giorno seguente la morte sulla salma, che per i familiari avrebbe pregiudicato la successiva autopsia predisposta dal giudice. «In effetti - ha detto Paolo Brogi - il dg mi ha confermato che non ci sono preclusioni all'assistenza notturna ai degenti, ma che si decide caso per caso. Nel caso di mio fratello la richiesta della moglie e del figlio di assistere l'operato non fu accolta in quanto per medici e infermieri non era necessario. I miei lasciarono la clinica alle 9, e a mezzanotte e mezza ricevettero una telefonta in cui gli dicevano che mio fratello era morto. La mattina seguente, il 14, fu eseguito un riscontro diagnostico, nonostante nella notte, alle 3.30, mio nipote Bruno, figlio di Vittorio, avesse chiamato la polizia e consegnato loro l'esposto da cui è nata l'inchiesta». C.V.
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