Il Tirreno

Pisa

LA RABBIA DEL RISTORATORE

«Così rischio di chiudere»

Donatella Lascar

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 MARINA. «Per il 2010 mi è arrivato da pagare un canone di 46mila euro - riferisce Stefano Signorini, titolare del ristorante Barbarossa a Marina che sorge su terreno demaniale - e i soldi per pagarlo non ce l'ho. Se non troviamo una soluzione, chiudo l'attività mettendo a casa nove dipendenti che sono con me da diversi anni e tutti noi familiari, io, mia moglie e mio figlio che ci lavoriamo».  Il ristorante Barbarossa, di cui Signorini è titolare da 33 anni, sorgendo su terreno demaniale è soggetto allo stesso regime degli stabilimenti balneari con il rinnovo della concessione. Signorini ha rinnovato la concessione lo scorso anno e tra concessione, diritti e spese ha pagato tra i 65 e i 66mila euro però, fino a quel momento, aveva pagato un canone annuo pari a circa 5-6mila euro. «L'aumento mi sembra spropositato - afferma il ristoratore - potevo capire se mi veniva aumentato di 10mila euro, ma così è eccessivo. Calcolano il canone come se io avessi uno stabilimento balneare, ma io ho solo un bar ristorante, non una struttura come i bagni che possono contare anche su entrate derivanti dall'affitto di cabine, ombrelloni e altri servizi. Io no. Mi è stato detto che il canone è così alto - spiega Signorini - perché la mia struttura non è facilmente rimuovibile. Ma non è vero, perché è tutta in legno e posso smontarla facilmente. E poi, solo per la terrazza che utilizzo soltanto in estate, pago 22mila euro».

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