Italia
Il mistero della doppia autopsia
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Vittorio Brogi lingegnere deceduto dopo unoperazione Lettera all'Aoup dal fratello di un paziente deceduto
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PISA. Non è stato possibile fare l'autopsia disposta dal pm perché l'ospedale, autonomamente, il giorno dopo la morte di un paziente operato e senza avvertire i familiari, avrebbe proceduto «a farne una tutta sua». Su questo particolare i familiari di Vittorio Brogi, un ingegnere pisano di 75 anni deceduto il 13 ottobre nella clinica neurochirurgica universitaria dell'ospedale, hanno scritto una lettera al direttore generale dell'Azienda opedaliero-universitaria pisana, Carlo Rinaldo Tomassini, chiedendo spiegazioni. Sul caso, il pm Sisto Restuccia ha aperto un'inchiesta e ha iscritto già due persone sul registro degli indagati, il direttore della clinica ed un dirigente medico. Il mistero è esploso sul caso dell'autopsia: secondo i familiari il perito nominato dal magistrato, la dottoressa Martina Focardi di Firenze, non ha potuto procedere all'esame come avrebbe voluto e dovuto perché il precedente ne avrebbe pregiudicato il risultato. «Gentile direttore - scrive Paolo Brogi, ex giornalista del Corsera, fratello di Vittorio - apprendo oggi che l'autopsia ordinata dalla magistratura sul corpo di mio fratello e svolta lunedì 18 non ha potuto dare i risultati che ci si aspettava: ne era stata già fatta, infatti, un'altra, che ha pregiudicato il campo d'indagine, nella mattinata immediatamente successiva al decesso, da parte dell'ospedale. Mi chiedo se un'azienda possa fare un'autopsia repentinamente, senza informare la famiglia e senza porla in condizione di presentare all'atto un proprio medico di fiducia. Tutto ciò tenendo anche conto che nella nottata fra il 13 e il 14 il figlio di mio fratello, Bruno, aveva già presentato una denuncia al posto fisso di polizia, i cui agenti erano intervenuti in corsia. A prescindere dalla legittimità o meno dell'operato dell'azienda sanitaria, mi chiedo come questo ente pubblico possa procedere in questo modo senza avvertire nessuno e soprattutto la famiglia». Vittorio Brogi, ex ingegnere della Snam e della Montecatini, viveva a Lunata (Lucca) con la moglie Giorgetta Di Puccio, insegnante. «Quando è uscito dalla sala operatoria - raccontò subito dopo i fatti Paolo - - mio fratello era vigile, ma respirava male. Non hanno permesso a mia cognata e mio nipote di stare al suo capezzale e li hanno mandati a casa dicendo di stare tranquilli. Invece, a mezzanotte e mezza della notte fra il 13 e il 14, hanno chiamato mio nipote per dire che mio fratello era morto». C.V.
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