Il Tirreno

Pisa

IL TESTO DELL’APPELLO

I diplomandi: pesanti tagli all'università

Enrico Santus

2 MINUTI DI LETTURA





 PISA. «Signor Presidente della Repubblica ed autorità tutte», così inizia l'appello che i diplomandi della Scuola Normale Superiore leggeranno quest'oggi al Teatro Verdi in occasione della cerimonia per il Bicentenario della Scuola, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.  Dopo un ringraziamento allo Stato italiano per aver offerto loro l'opportunità di completare un percorso di studio d'eccellenza indipendentemente dalle condizioni economiche di provenienza, i normalisti dedicano una riflessione alle «difficili condizioni in cui versa il sistema universitario pubblico in Italia».  Il testo, redatto da un centinaio di allievi durante un'assemblea dei diplomandi, non esclude la necessità di una riforma che privilegi il merito e renda più efficiente il sistema universitario, ma sottolinea come l'attuale politica di tagli ai finanziamenti non vada assolutamente in questa direzione: essa, infatti, non fa che inasprire una crisi che si ripercuote duramente nello sviluppo culturale, economico e scientifico del Paese.  «Il sistema universitario italiano - si legge nell'appello - soffre da decenni di una considerazione e di un trattamento del tutto inadeguati al ruolo che esso dovrebbe ricoprire all'interno della società. Pur condividendo la necessità di una riforma che privilegi il merito e renda più efficiente il sistema, riteniamo che alcuni aspetti dell'attuale politica sull'università intervengano a inasprirne la crisi. In particolare - ed ecco la critica -, i pesanti tagli ai finanziamenti impediscono di risolvere i problemi attuali della didattica e della ricerca e ci paiono allarmanti per la società italiana nel suo complesso». Lo dimostra anche il fatto, sottolineano i diplomandi, che proprio quelle figure su cui lo Stato ha investito il denaro pubblico - come ricercatori, laureati e professionisti - siano poi costrette a cercare gratificazione all'estero, impoverendo il Paese.  «L'investimento dello Stato su di noi, in mancanza di scenari alternativi e incoraggianti, rischia ora più che mai di andare disperso», lamentano a malincuore i normalisti. Che proseguono: «Sentiamo profondamente la responsabilità di adoperarci affinché la società italiana possa godere pienamente i frutti dell'investimento che ha fatto su di noi, e riteniamo indispensabile che la stessa opportunità debba essere garantita ad altre studentesse e studenti in futuro».  Se è vero che dalla Scuola Normale Superiore, nata da un decreto napoleonico il 18 ottobre 1810, in due secoli è uscita una quantità senza eguali di scienziati, scrittori, politici, economisti e uomini di cultura, non sarà possibile far cadere nel vuoto questo appello.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web