Sicurezza
I NODI POLITICI
Sfiducia, la sfida da vincere
Gianfranco Borrelli
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Pedro Almodovar, con il suo sguardo d'artista sulla realtà e con la sua interpretazione ricca di ironia, da tempo ha ispirato e suggerito il ricorso al titolo di un suo film per sintetizzare eventi. Quante volte abbiamo letto o sentito di qualcuno "sull'orlo di una crisi di nervi"? Oggi la citazione è utile per spiegare la percezione di autorefenzialità che abita i palazzi della politica e che segna e una distanza da esigenze, bisogni, problemi reali della città. Insomma sull'orlo di una crisi di nervi appare la classe dirigente di Pisa e non le donne di Almodovar. Per esempio il caso Titina Maccioni. La presidente del consiglio viene contestata dalle opposizioni (peraltro con distinguo e defezioni dei neo-finiani). Dicono - gli sfiducianti - che non è imparziale, che non li ha "garantiti" nella gestione del consiglio e che se ne deve andare. Poi però si aggiunge che la battaglia della sfiducia si fa per dimostrare che la maggioranza è divisa (il noto e dichiarato scontro nel Pd) e che un voto segreto sul presidente del consiglio comunale attraverso franchi tiratori dimostrerà che questa divisione nel Pd rende ingovernabile Palazzo Gambacorti. Qui, sull'orlo della crisi di nervi, appare l'opposizione. Ma come? Dice di avere le prove dell'imparzialità e dell'inadeguatezza della presidente e di commissioni annullate in modo illegittimo a poche ore dall'inizio. Dimostra che non sono state discusse per tempo (presentate tra giugno e luglio su problemi di allora e portate al dibattito in ottobre) interpellanze e mozioni. Ma non punta al risultato concreto e cioè far cambiare quel che non va o un presidente del consiglio nuovo e migliore. Dice - parole della capogruppo Patrizia Paoletti - che "si vuole dare la spallata a questa maggioranza". Brava o non brava, insomma, Titina Maccioni non interessa più di tanto. È il risultato politico che importa. E la maggioranza? Non dichiara di accettare la sfida, dimostrando che maggioranza è nonostante le divisioni interne al Pd. Non ribatte che le critiche alla Maccioni sono infondate, che si può spiegare tutto, che in consiglio la mozione di sfiducia verrà bocciata sonoramente. Si fa prendere dalla crisi almodovariana. I dirigenti del Pd non vogliono rischiare il voto e si parte con una scomunica di Sel e Rc che firmano la mozione sancendo - i segretari comunale e provinciale in carica e candidati ad esserlo (discreta innovazione!) - che per il futuro si è pregiudicata qualsiasi possibilità di alleanza. Dimenticando che Rc è in maggioranza con assessore in Regione e Sel, con assessore, in Provincia. Ecco che la crisi di nervi porta a una instabilità politica che va oltre Palazzo Gambacorti e alla possibilità di reazioni a catena di difficili previsioni. Lo dimostra il fatto che piovono e fanno rumore le importanti defezioni interne al Pd all'appello in difesa della Maccioni. Insomma, il modo e i contenuti in cui è stato formulato - che ricalca la nota dei segretari e dei "segretandi" - allarga la frattura tra le correnti dei democratici. Eppure il sindaco, in consiglio, aveva rivendicato una coesione e una stabilità della sua maggioranza proprio sul fare, sulle idee, i progetti, i corposi finanziamenti e i cantieri per una città del futuro. Su questi, sul suo programma, ha avuto il mandato dei cittadini. Così come le opposizioni - con le dovute differenze - hanno ricevuto consensi sulle proprie scelte. E la città, che rischia crisi di nervi per i molti problemi, si attende proprio che ognuno persegua obiettivi concreti e coerenti con quel mandato.
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