Il Tirreno

Pisa

Lunedì i presidi incontrano Napolitano

Gianluca Campanella
Un momento della riunione dei presidi di facoltà al Palazzo alla Giornata per dire no ai tagli del ddl Gelmini
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Un momento della riunione dei presidi di facoltà al Palazzo alla Giornata per dire no ai tagli del ddl Gelmini

Delegazione guidata dal neo rettore per dire no al disegno di legge Gelmini

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 PISA. Una delegazione dei presidi delle facoltà universitarie di Pisa incontrerà lunedì prossimo il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, «per consegnargli dal basso (si autodefiniscono "la base", nda) la nostra preoccupazione sul futuro dell'università pubblica».  È una «presa di posizione politica» contro il ddl Gelmini; fra le tante iniziative che i presidi stanno valutando c'è anche lasciar scivolare l'invito della Commissione di garanzia sugli scioperi, che il 4 ottobre ha chiesto a tutti i rettori italiani di «comunicare, con cortese urgenza, ogni utile elemento in ordine alle eventuali astensioni dalle attività didattiche in corso nel Suo Ateneo». In pratica di "denunciare" i ricercatori che hanno manifestato l'indisponibilità a fare lezioni.  Nella durezza della mobilitazione, però, c'è sempre fair play per due motivi: non tirare per la giacca il Capo dello Stato e non scavalcare le prerogative dei rettori uscente ed entrante.  Napolitano sarà in città lunedì per celebrare il bicentenario della Scuola Normale. L'università è «rispettosissima della giornata di festa, che tale deve restare»; ma se fosse possibile ritagliare un momento di incontro, ciò sarebbe «importante». L'Ufficio del Cerimoniale del Quirinale ha dato parere positivo.  La delegazione sarà guidata dal preside d'economia, Massimo Augello, che dal primo novembre entra in carica come rettore.  Ad Augello toccherà rispondere alla Commissione di garanzia, qualora non lo facesse prima Marco Pasquali, che al momento è la massima carica dell'ateneo. Quest'ultimo non rilascia dichiarazioni, mentre Augello non interferisce per galateo istituzionale. Anche se il suo orientamento è chiaro, dal momento che tutta la conferenza dei presidi è una sola voce indignata contro la richiesta dei nomi dei ricercatori.  Per esempio, Pierangelo Terreni, di Ingegneria: «Disdicevole e fuori luogo. I ricercatori si attengono alle leggi. Non è previsto che facciano didattica frontale e, se si rifiutano, rinunciano solo a "regalare" quest'impegno che è una forma di volontariato».  Umberto Mura, di Scienze: «Una vergognosa intimidazione. Buona didattica e buona ricerca vanno assieme. Se i ricercatori rinunciano al piacere d'insegnare, dobbiamo capire le ragioni della loro scelta. Che altro possiamo inventare per poterci confrontare con il governo e il parlamento, che stanno perseguendo l'eutanasia dell'università pubblica? Certe nostre prese di posizione sono l'equivalente degli operai che salgono sui tetti».  Claudio Palazzolo, di Scienze Politiche: «Una vergogna insidiosa. La commissione distingue tra "preventiva indisponibilità all'assunzione degli incarichi di docenza" e "mera astensione dall'attività didattica dopo aver espresso disponibilità a tenere i corsi o, comunque, dopo il formale affidamento degli stessi". Si introduce una differenziazione nella categoria».

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