Sicurezza
Dibattito alla Scuola S. Anna con i manager della grande industria e lex premier Amato
Innovazione, questa cenerentola
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Un momento del convegno alla Scuola Superiore SantAnna Il prof. Varaldo denuncia: è in coda all'agenda delle priorità
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PISA. «Oggi ricerca e innovazione sono parole sulla bocca di tutti. Ma questi temi restano in coda all'agenda delle priorità del sistema Paese». Riccardo Varaldo, presidente della Scuola Sant'Anna, che vent'anni fa introdusse in Italia il primo master in Management dell'Innovazione, traccia un bilancio in chiaro scuro. Va fiero dell'intuizione coraggiosa e in controtendenza di allora: che nel nostro Paese fosse necessario un nuovo progetto di formazione avanzata fino ad allora sconosciuto non solo in campo universitario, ma anche al mondo delle imprese. Ma denuncia: «Vent'anni di innovazione sono stati di fatto persi». E i festeggiamenti per il ventennale del master sono diventati un'occasione di confronto tra il Sant'Anna e i vertici delle più importanti aziende italiane, da anni vicine alla scuola e oggi partner del Master. Manager importanti, come Gaetano Micciché, Massimo Sarmi, Vincenzo Tassinari, Marco Zanichelli, Pierfrancesco Guarguaglini, Roberto Colaninno. Non mancava la politica: il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha aperto i lavori insieme alla direttrice Maria Chiara Carrozza e a Riccardo Varaldo. Il convegno non è stato solo un momento celebrativo, ma un'occasione di analisi dei problemi del Paese: «Viviamo un deficit strutturale di lungo periodo - ha spiegato Varaldo - E persino la Cina, che investe in ricerca l'1,44 del Pil, ci supera e sfrutta la crisi per fare salti in avanti in settori che da noi sono meno sviluppati». Un Paese, il nostro, che come vive in pieno quello che Varaldo chiama il "paradosso europeo": l'innovazione si studia molto, ma si pratica poco. «La politica industriale italiana - ha detto - non sa andare oltre logiche di puri sussidi settoriali e interventi tampone che servono a coprire emergenze, ma non a fornire spinte all'innovazione». Attenzione però a non presentare l'Italia come un Paese oramai condannato. È stato questo il monito di un ex allievo illustre della Scuola, Giuliano Amato, collegato in videoconferenza. «Spesso tendiamo a descrivere l'Italia come un luogo in cui non si fa ricerca e che ormai ha perso il treno - ha detto l'ex presidente del Consiglio - Ma è un dato di fatto che all'estero i nostri ricercatori hanno successo. Ciò significa che il nostro sistema universitario è capace di dare loro gli strumenti giusti». «Il problema è che non siamo organizzati per valorizzare ricerca e innovazione - ha concluso Amato -. E allora è importante creare dei processi organizzativi». Perché, come ha ricordato il professor Guido Rey, ordinario di economia politica e sociale della Scuola Sant'Anna, «innovare vuol dire non solo produrre tecnologia, ma marketing, logistica, risorse umane e organizzazione». Angela Feo ALTRO SERVIZIO a pagina 13
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