Toscana
«Diventa socia o ti licenziamo» Lei si rifiuta, viene cacciata ma il giudice la reintegra
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Toghe sulle sedie in unaula di Tribunale È la storia di una lavoratrice nel settore delle pulizie La Cgil: vicenda emblematica di come funzionano certe cooperative
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PISA. Licenziata ingiustamente. Riprenderà a lavorare, con i diritti e le tutele che le spettano. È l'esito della storia, anche giudiziaria, durata oltre un anno e mezzo, di Maria (il nome è di fantasia), una donna di più di 50 anni che anziché arrendersi e cedere ai ricatti del datore di lavoro, ha alzato la testa, è riuscita a far valere i propri diritti. La storia comincia quando le donne diventano dipendenti a tempo indeterminato di una società di pulizie della Valdera, oggi diventata cooperativa sociale. Passa poco tempo, e a tutto il gruppo di lavoratrici viene fatta la proposta di cambiare la natura del rapporto con la cooperativa e diventare soci. Prendere o lasciare. «O accettate o sarete licenziate». Ma perché questo ricatto? Lo spiega l'avvocato Giulio Giraudo, che ha assistito la donna nell'iter giudiziario. «I lavoratori che entrano nella compagine sociale di una cooperativa sono soggetti con meno diritti - dice -. A loro può essere ridotta la retribuzione, può non essere pagato lo straordinario. Possono anche essere utilizzati in appalti diversi nella stessa giornata lavorativa, senza nessun rimborso per gli spostamenti». Il ricatto con qualcuna funziona («Tante donne cadono nello sconforto, sono madri, monoreddito, in difficoltà economica», spiega Ombretta Pieracci della Filcams Cgil di Pisa). Due di loro invece non cedono. Si rivolgono anche al sindacato, la Filcams, e vanno avanti. Fino alla fatidica telefonata: «Sei licenziata, domani non venire al lavoro». Quando il giorno dopo si presentano comunque, vengono allontanate. «Per una di loro è cominciato allora il contenzioso legale che ha stabilito, tramite sentenza del giudice del lavoro Elisabetta Tarquini, che il licenziamento era illegittimo», continua la Pieracci. La donna è stata reintegrata e le sono state restituite anche le mensilità arretrate con i corrispettivi contributi. Secondo la Cgil, la vicenda è emblematica e accende una luce piuttosto cupa su parte del mondo delle cooperative. «Questo tipo di assetto societario è sempre più diffuso - ha spiegato la segretaria generale della Filcams, Cinzia Bernardini -. Ma alcune cooperative oggi non hanno niente dello spirito originario di mutualità tra lavoratori. In molti casi hanno delle dimensioni elefantiache e l'unico scopo è il profitto. Al loro interno si costringono i dipendenti a diventare soci per togliere loro ogni diritto. Sarebbe dunque importante che, anche chi affida i servizi in appalto, sia nel pubblico che nel privato, abbia l'accortezza di verificare che siano applicate le norme di tutela dei lavoratori. Perché spesso, dietro ai ribassi dell'offerta - conclude Bernardini -, c'è un sistema di sfruttamento nei confronti dell'anello debole della catena».
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