Il Tirreno

Pisa

«Toglierci le scuole? Idea scellerata»

Giovanni Parlato

Duro commento di Serfogli al progetto di trasferire la proprietà ad una spa

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 PISA. È allo studio un disegno di legge che prevede di togliere la proprietà degli edifici scolastici agli enti locali. Una proposta che trova la netta opposizione degli amministratori al punto che Andrea Serfogli, assessore comunale al patrimonio, l'ha definita «un'idea scellerata».  La proposta è in fase di elaborazione al ministero dell'Economia e parte dal presupposto che le amministrazioni locali non abbiano i soldi per ristrutturare gli edifici scolastici che, in gran parte d'Italia, sono vecchi e non rispettano le norme sulla sicurezza, soprattutto quelle antisismiche. Ci vorrebbero milioni per rimetterle a norma, soldi che non sono nelle casse degli enti locali. Di conseguenza, da qui l'idea che viene attribuita alò ministro Tremonti, questo patrimonio passerebbe ad una società per azioni, Scuola Patrimonio spa, che si farebbe carico dei costi di ristrutturazione e manutenzione, ma allo stesso tempo chiederebbe un canone d'affitto a Comuni e Province che prima ne erano i proprietari.  «È una proposta indecente - commenta ancora Serfogli - in quanto da proprietario di un immobile l'amministrazione comunale nel caso delle scuole primarie elementari e medie diverrebbe un affittuario. Se in un primo momento l'amministrazione, con la vendita dell'immobile, ha un introito, però così non è a lungo tempo: infatti, il canone si trasforma in un onere corrente sul bilancio e quindi su un'uscita permanente. È una politica che non possiamo accettare e che rifiutiamo».  Scuola Patrimonio Spa, che dovrebbe coinvolgere oltre al ministero dell'Economia anche il ministero dell'Istruzione, dovrebbe essere in un primo momento una società interamente pubblica. Tuttavia, in un secondo momento, non si esclude l'ingresso di privati. E proprio quest'ultima fase che preoccupa gli amministratori i quali hanno sempre gestito direttamente un patrimonio immobiliare scolastico senza che fosse loro richiesto un canone.  «Ci auguriamo - è il commento dell'assessore Serfogli - che questo disegno di legge non diventi un decreto legge perché dietro questa idea penso che si annidi il principio di demolizione della scuola pubblica». Tuttavia, Serfogli sottolinea che l'amministrazione comunale pisana non è contraria all'intervento dei privati e ricorda l'esempio della scuola dei frati Bigi, un edificio che era malmesso e che è stato prima valorizzato e poi venduto. «Con quel ricavato - spiega Serfogli - abbiamo costruito in via Puglia una scuola media e un asilo. E così è successo anche a Marina di Pisa in via Milazzo dove è stata dismessa la scuola materna e poi costruita una scuola a norma nelle ex colonie in via Arnino».  Le preoccupazioni che abbiamo trovato a Palazzo Gambacorti sono anche alla Provincia, proprietaria degli edifici che ospitano le scuole superiori. L'amministrazione provinciale ha investito circa 50 milioni di euro negli immobili per ristrutturarli, metterli a norma e comprarne di nuovi. «È una manovra paradossale e anche offensiva», commenta Miriam Celoni, assessore provinciale all'istruzione, che spiega: «Paradossale perché parlano di federalismo e decentralizzazione mentre continuano ad accentrare e offensivo perché ci tolgono anche la gestione come se dicessero che non siamo capaci di fronteggiare queste situazioni. Mentre se c'è un problema, questo riguarda i fondi che risultano ogni anno sempre più pochi, insufficienti e non sono mirati».

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