Il dolore
Risolto il delitto, resta la pena
Un figlio che uccide il padre: notte amara anche per i carabinieri
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PISA. È stata una notte particolarmente lunga per i carabinieri quella fra domenica e lunedì, una notte intensa che ha centrato subito l'obiettivo, scovare il colpevole, ma senza la soddisfazione che un'inchiesta conclusa può portare in chi indaga. «Siamo rimasti più amareggiati che soddisfatti nello scoprire un delitto che ancora una volta matura in famiglia. Questa è una di quelle notizie che non si vorrebbero mai dare, che nasce da un rapporto problematico fra un figlio difficile ed un padre che voleva riprendere in mano la situazione». Le parole del colonnello Pietro Patrono sono cariche di dolore. Il delitto del maresciallo Michele Greco ha dei risvolti umani ed emotivi toccanti. Una storia che purtroppo si ripete fin troppo spesso sulle nostre cronache, con zii che uccidono e oltraggiano le nipotine, mamme che sopprimono i figlioletti appena nati, studenti modello che insidiano la cognatina di 2 anni. Un orrore che sorprende ancor di più perché nasce in famiglia, comunque antico quanto il mondo, oggi più eclatante perché trova cassa di risonanza sugli organi di informazione. Insomma mali che ci sono sempre stati, orrori che se si poteva, si nascondevano fra le mura domestiche, per vergogna e per retaggio culturale, ma di cui oggi, fortunatamente e finalmente, si parla e si parla di più. Eppure quella gita, a parte dei momenti di tensione comprensibili durante il confronto voluto e dovuto, sembrava essere andata bene. Sembrava essere stata una buona idea. Stefano, figlio maggiore e fratello di Simone, li aveva chiamati al telefono poche ore prima: sembravano distesi, sereni. Niente faceva presagire quello che sarebbe accaduto, niente poteva far ipotizzare che i momenti difficili di Simone, culminati con il ricovero in ospedale, potessero sfociare in un omicidio, nella violenza contro il padre. Un delitto annunciato? Potranno dirlo solo gli esperti. Le indagini sono state condotte dal colonnello Pietro Patrono, comandante del reparto operativo, dal maggiore Gianni Fedeli, comandante della compagnia, e dal capitano Alessandro Sborgia, comandante del nucleo investigativo. Sono stati loro ieri mattina a tenere l'incontro con la stampa in cui sono stati forniti i dettagli dell'atroce fatto di sangue. Dopo il tentativo di depistaggio ed il mancato riscontro alle sue dichiarazioni, Simone Greco è stato portato in caserma, al comando provinciale, in via Cavour. L'interrogatorio è poi proseguito davanti al pm, il sostituto Aldo Mantovani, e al suo legale, l'avvocato Silvia Davini. Alle due il crollo e la confessione che ha messo a posto i pezzi mancanti del mosaico, per quanto ancora molti punti di questa ricostruzione, fatta da un ragazzo confuso e turbato, restano oscuri. L'accusa è pesantissima: omicidio volontario aggravato dal rapporto di parentela.
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