Proteste
Ancora la bugia sugli stranieri per discolparsi
C.V.
2 MINUTI DI LETTURA
La tentazione è forte. Dare la colpa a qualcun altro, se si può agli stranieri, tanto ce l'hanno tutti con gli stranieri. Ci avevano provato, a suo tempo, anche Erika ed Omar. Ad uccidere mamma e fratellino della ragazzina erano stati gli albanesi, lo aveva raccontato lei agli inquirenti, in lacrime. Ci ha provato anche Simone, nell'ingenuità dei suoi 19 anni, passati pure fra tante difficoltà volute o capitate per caso. Ad aggredire il padre erano stati due marocchini, sbucati dal buio, all'improvviso. Si erano accostati alla moto che procedeva a passo d'uomo, giunta ormai quasi all'ingresso di casa, e avevano colpito il conducente, diverse volte, con un coltello. Il ragazzo aveva dei debiti con qualcuno, per motivi legati alla sua dipendenza e doveva essere stato qualcuno di quella cricca lì. Ma la storia non reggeva, una verifica veloce nel mondo dello spaccio, dove i carabinieri hanno inquadrato un po' tutti, è rimasta lettera morta. Non si capiva questi aggressori come fossero fuggiti, dove, con cosa, perché non avessero ferito anche il ragazzo, non si capiva il senso del tracciato compiuto da quelle strane macchie di sangue fra la moto ed il punto in cui è stato ritrovato il corpo del maresciallo ucciso, come di qualcuno che stesse fuggendo per chiedere aiuto. Alla fine ha dovuto ammetterlo, quei banditi usciti dall'oscurità non c'erano mai stati, erano solo nella sua fantasia, alimentata dalle cronache e un diffuso e indiscriminato senso di ostilità verso tutti gli stranieri, buoni e cattivi.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google