Il Tirreno

Pisa

Un’altra giornata di mobilitazione contro i tagli imposti dalla riforma del ministro Gelmini

Sciopero nelle scuole ma con polemica

Gennaro Di Biase
Uno striscione di protesta contro la riforma Gelmini
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Uno striscione di protesta contro la riforma Gelmini

Genitori protestano alle Fibonacci: niente tempo pieno, troppi disagi

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 PISA. Studenti e personale scolastico in lotta contro il governo e la riforma dell'istruzione. Ieri mattina, su iniziativa del Collettivo degli studenti medi, davanti ai cancelli degli istituti superiori si sono svolte assemblee e dibattiti. L'ingresso in aula è stato ritardato di un'ora. Lo sciopero, indetto dai Cobas per tutto l'orario lavorativo e dalla Cgil per la prima ora di lezione, ha coinvolto vari istituti.  Scarsi, però, i numeri delle adesioni: al liceo classico Galilei appena due insegnanti hanno saltato la prima ora di lezione; allo scientifico Buonarroti circa 80 studenti e 5 docenti hanno partecipato all'assemblea e sono entrati alle 9; al liceo Dini hanno manifestato 100 ragazzi e 10 insegnanti, mentre all'istituto Pacinotti hanno scioperato 3 professori e due classi.  Storia a parte per i 200 ragazzi del liceo artistico Russoli che, per continuare la protesta contro la preside Paola Teani, ieri si sono uniti ai cinquemila studenti del corteo anti-riforma a Firenze.  Lo sciopero ha causato le lamentele di alcuni genitori all'istituto comprensivo Fibonacci. Sebbene l'adesione alla protesta sia stata blanda (un paio di docenti e 2 classi semideserte) non è piaciuta la decisione presa dal preside Enrico Valli di chiudere i plessi alle 13.  Sono così rimaste spiazzate quelle famiglie che hanno scelto per i figli il tempo pieno.  «Condivido il diritto allo sciopero del personale - scrive Stefano Ciancio - ma dovevamo essere avvisati prima di martedì mattina del fatto che la scuola sarebbe stata a mezzo servizio».  «Non era possibile avere dati precisi sull'adesione allo sciopero - risponde il preside -. Era impossibile garantire la vigilanza e la presenza dei docenti. Chiudere la scuola alle 13 era il modo più semplice di prevenire problemi».

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