Il dolore
Augello ha vinto sui malumori
Giovanni Parlato
Favorito dai tempi del voto, il neo rettore ha capitalizzato lo scontento
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PISA. Il primo novembre cade di lunedì. Inizio della settimana ed inizio del mandato del Magnifico Massimo Augello fino al 2014. Lo aspetta un'ampia scrivania con due grandi finestre su lungarno.
I bene informati dicono che sia, la luce che penetra in quella stanza, in certe ore del giorno e della stagione, quasi abbagliante. E che i muri non siano impenetrabili al suono. «Il rettore è un po' come Ulisse nella sua barca dove ascolta il canto ammaliante delle sirene», racconta una persona che le scale del rettorato le sale e le scende da oltre vent'anni. Augello ha affermato che resterà in carica quattro anni e poi lascerà, che non si farà abbindolare. Manterrà la parola? Lo vedremo. Il suo predecessore, Marco Pasquali, è rimasto otto anni in quella stanza e sarebbe rimasto anche di più se ciò gli fosse stato permesso. Se fosse stata seguita la consueta prassi, l'elezione del rettore sarebbe avvenuta prima dell'estate. Invece, nel mese di maggio, il rettore e il senato accademico fecero una scelta molto criticata: quella di invitare i decani a rinviare l'apertura delle procedure elettorali a dopo l'estate quando il quadro normativo del ddl Gelmini sarebbe stato più chiaro. In quel periodo, insistenti voci davano la trasformazione del decreto in legge entro l'estate. E se ciò fosse avvenuto, gli organi in carica avrebbero prolungato il loro mandato per gestire il passaggio dal vecchio al nuovo. Quindi, Pasquali (il cui incarico scade il 30 ottobre) avrebbe prolungato il suo mandato. Ma questo non è avvenuto. È vero che con i "se" non si va lontano, ma in certi casi aiutano a capire. In quel periodo, maggio-giugno, il medico Paolo Miccoli era super-favorito e Augello, preside di economia, che si era presentato come il nuovo non aveva ancora avuto il tempo di battere a tappeto il corpo elettorale. Il contesto era favorevole al chirurgo e, ora, c'è chi si mangia le mani per avere dato il suo consenso a quella delibera in senato accademico. Inoltre, Pasquali, negli ultimi mesi del suo mandato, ha accettato un braccio di ferro con gli 89 tecnici amministrativi da stabilizzare al punto che le parti si sono ritrovate davanti a un giudice.
Augello ha sempre spronato per la loro assunzione così come per i ricercatori precari. Un'assunzione decisa dal consiglio d'amministrazione sette giorni prima del voto nel secondo turno che è apparsa come una strumentalizzazione di tutto il caso, una soluzione arrivata a tempo scaduto. Se queste assunzioni fossero state fatte all'inizio dell'estate, Pasquali avrebbe tolto ad Augello un tema forte della campagna elettorale. Invece, in questo periodo gli animi si sono avvelenati ancora di più e Augello ha intercettato questo malumore. Già nella formazione del nuovo senato accademico a settembre questi umori erano visibili. Infatti, il peso dei ricercatori è stato un forte segnale e gli studenti di Sinistra Per hanno fatto crescere i numeri di questa truppa. Numeri che al voto finale hanno pesato all'ennesima potenza. «Augello è stato capace d'intercettare gli umori più di protesta che costruttivi nel movimento dei ricercatori - dice il professore Marco Santagata, sostenitore di Miccoli - ed ha pescato anche nel bacino di voti degli studenti, mentre Paolo Miccoli ha tenuto una linea più sobria risultata meno efficace. Insofferenze e aspettative non facilmente governabili hanno trovato un'interpretazione nelle parole di Massimo Augello: il presentarsi come il nuovo ha pagato». In tutta questa situazione, poi è arrivato il patto tra Augello e De Francesco ad elezioni avviate che ha messo nell'angolo Paolo Miccoli a cui, dicono i bene informati, siano mancati una buona parte di voti della sua facoltà di Medicina.
I bene informati dicono che sia, la luce che penetra in quella stanza, in certe ore del giorno e della stagione, quasi abbagliante. E che i muri non siano impenetrabili al suono. «Il rettore è un po' come Ulisse nella sua barca dove ascolta il canto ammaliante delle sirene», racconta una persona che le scale del rettorato le sale e le scende da oltre vent'anni. Augello ha affermato che resterà in carica quattro anni e poi lascerà, che non si farà abbindolare. Manterrà la parola? Lo vedremo. Il suo predecessore, Marco Pasquali, è rimasto otto anni in quella stanza e sarebbe rimasto anche di più se ciò gli fosse stato permesso. Se fosse stata seguita la consueta prassi, l'elezione del rettore sarebbe avvenuta prima dell'estate. Invece, nel mese di maggio, il rettore e il senato accademico fecero una scelta molto criticata: quella di invitare i decani a rinviare l'apertura delle procedure elettorali a dopo l'estate quando il quadro normativo del ddl Gelmini sarebbe stato più chiaro. In quel periodo, insistenti voci davano la trasformazione del decreto in legge entro l'estate. E se ciò fosse avvenuto, gli organi in carica avrebbero prolungato il loro mandato per gestire il passaggio dal vecchio al nuovo. Quindi, Pasquali (il cui incarico scade il 30 ottobre) avrebbe prolungato il suo mandato. Ma questo non è avvenuto. È vero che con i "se" non si va lontano, ma in certi casi aiutano a capire. In quel periodo, maggio-giugno, il medico Paolo Miccoli era super-favorito e Augello, preside di economia, che si era presentato come il nuovo non aveva ancora avuto il tempo di battere a tappeto il corpo elettorale. Il contesto era favorevole al chirurgo e, ora, c'è chi si mangia le mani per avere dato il suo consenso a quella delibera in senato accademico. Inoltre, Pasquali, negli ultimi mesi del suo mandato, ha accettato un braccio di ferro con gli 89 tecnici amministrativi da stabilizzare al punto che le parti si sono ritrovate davanti a un giudice.
Augello ha sempre spronato per la loro assunzione così come per i ricercatori precari. Un'assunzione decisa dal consiglio d'amministrazione sette giorni prima del voto nel secondo turno che è apparsa come una strumentalizzazione di tutto il caso, una soluzione arrivata a tempo scaduto. Se queste assunzioni fossero state fatte all'inizio dell'estate, Pasquali avrebbe tolto ad Augello un tema forte della campagna elettorale. Invece, in questo periodo gli animi si sono avvelenati ancora di più e Augello ha intercettato questo malumore. Già nella formazione del nuovo senato accademico a settembre questi umori erano visibili. Infatti, il peso dei ricercatori è stato un forte segnale e gli studenti di Sinistra Per hanno fatto crescere i numeri di questa truppa. Numeri che al voto finale hanno pesato all'ennesima potenza. «Augello è stato capace d'intercettare gli umori più di protesta che costruttivi nel movimento dei ricercatori - dice il professore Marco Santagata, sostenitore di Miccoli - ed ha pescato anche nel bacino di voti degli studenti, mentre Paolo Miccoli ha tenuto una linea più sobria risultata meno efficace. Insofferenze e aspettative non facilmente governabili hanno trovato un'interpretazione nelle parole di Massimo Augello: il presentarsi come il nuovo ha pagato». In tutta questa situazione, poi è arrivato il patto tra Augello e De Francesco ad elezioni avviate che ha messo nell'angolo Paolo Miccoli a cui, dicono i bene informati, siano mancati una buona parte di voti della sua facoltà di Medicina.
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