La manifestazione
Sciopero al Verdi: niente prima
Candida Virgone
Cgil annuncia l'astensione per sabato; Cortopassi: non torno indietro
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PISA. Braccia incrociate in teatro proprio sabato, per la prima della stagione lirica, in un Verdi da anni travagliato da tagli, polemiche e mancanze di mezzi? Pare proprio di sì. Lo hanno annunciato ieri i sindacati. L'annuncio di uno sciopero epico per il teatro, senza precedenti a memoria d'uomo nel nostro massimo, è venuto ieri dalla Slc Cgil, che per oggi pomeriggio ha convocato una conferenza stampa in cui spiegherà i motivi della sua protesta. Anticipa però una delle motivazioni, e cioè l'indisponibilità del Cda della Fondazione a fissare un incontro sulla vertenza in atto, una vertenza che tira in ballo soprattutto i bandi di concorso per le assegnazioni stagionali e su cui lo scontro è già stato fitto. Per i lavoratori loro hanno un diritto di prelazione e non si può procedere con la logica del bando, per il Cda, la Fondazione è un ente soggetto a controllo pubblico e comunque le selezioni danno punteggio per pregresse esperienze in teatro. Accanto alla Slc Cgil, in teatro, sono attivi altri due sindacati, la Fistl Cisl e Uilcom Uil. Trentatré in tutto i lavoratori, fra amministrativi e tecnici, ventotto a tempo indeterminato e cinque - su loro è incentrata la vertenza in atto - stagionali. Lo sciopero è stato indetto ieri mattina dal sindacato al termine di un'assemblea e si annuncia totale. Il sindaco ha inviato una lettera in cui invita i lavoratori a valutare le loro scelte. Il segretario provinciale del Sindacato lavoratori della comunicazione Cgil, Feliciano Raimondo, non si sbilancia e frena le anticipazioni. Il presidente della Fondazione, Sergio Cortopassi, resta fermo sulle sue posizioni. «Incontri? Formalmente - dice - nessuno ne ha chiesti. Comunque il Cda non torna indietro e non cambia certo opinione per uno sciopero. Siamo stati chiamati il 20 ottobre per una conciliazione all'ufficio del lavoro ed in quella sede si vedrà chi ha ragione. La vertenza in atto afferisce a questioni di normative: le leggi ci obbligano a procedere con selezioni pubbliche e abbiamo graduatorie già approvate da cui attingere. Ci sono anche i diritti delle persone che hanno partecipato, non solo di chi non ha voluto fare domanda nonostante la selezione riconoscesse come titolo il lavoro prestato. Lo sciopero sarebbe un danno economico e di immagine che mi riservo di quantificare, ma soprattutto un atto contro il pubblico. Comunque avrei un'altra cosa da aggiungere. Stiamo approntando il programma del 2011: allora qualcuno potrà divertirsi, lo scenario sarà molto diverso, come è facile intuire, con tutti i tagli nazionali, regionali e locali...».
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