Fondi europei per salvare il molino Gangalandi
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Cristiana Torti2 MINUTI DI LETTURA
CALCI. Antico molino Gangalandi, non tutto è perduto. Dall'Università di Pisa viene indicata una via di uscita. Sulla vicenda, complessa e delicata, interviene Cristiana Torti, docente di archeologia industriale e direttore di "Locus", rivista di cultura del territorio. Intanto un giudizio che non può non trovare tutti d'accordo a proposito delle trattative in corso con acquirenti tedeschi per un eventuale cessione. «Sarebbe una sconfitta per la cultura e la comunità di Calci». Dice Cristiana Torti, che osserva che per «il mulino Gangalandi, fortunatamente soggetto a vincolo, esiste in ogni caso il diritto di prelazione da parte dello Stato, in primis e poi degli enti territoriali». La docente esprime tutta l'ammirazione per l'opificio che rischia il degrado. «Mi sono occupata del molino almeno a partire dal 2003 - rivela - da allora conoscendone la valenza cultura e storica, porto ogni anno in visita i miei studenti. Ho inserito il molino e la sua storia nel mio sito, ho dedicato ai suoi splendidi ingranaggi la copertina di un mio libro». Un riconoscimento condiviso è che bisogna dare atto alla famiglia Chini, e in particolare al professor Angelo, di essersi impegnata fortissimamente e a proprie spese per il recupero e la tutela del molino, con una passione e una competenza non comuni tanto che oggi che il molino, anche per la vasta strumentazione che contiene si configura già come un piccolo museo. Cristiana Torti riferisce che durante l'amministrazione di Stefano Lazzerini, per l'impegno in primo luogo dello stesso sindaco e dell'allora segretario comunale Nobile, per il lavoro svolto dalla Regione Toscana e anche per quello dell'università di Pisa, si arrivò a un passo dall'ottenere cospicui finanziamenti europei. La via da seguire è quella del comodato d'uso, perseguita per molti beni culturali.
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