Sicurezza
Meno bus, assistenza e cultura
Giovanni Parlato
I tagli sul Comune nel 2011 saranno di 4 milioni e 300mila euro
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PISA. L'amministrazione comunale, ogni anno che passa, stringe la cinghia. Il presidente dalla Regione, Enrico Rossi, ha annunciato ieri tagli di 236 milioni su Comuni e Province. In base a dati stimati dall'Ifel (Istituto finanze economia locale) al Comune di Pisa saranno tagliati 4 milioni e 300mila euro per il prossimo anno e 7 milioni e 200mila euro per il 2012. Se fino ad un certo punto, a palazzo Gambacorti si era riuscito a trovare un equilibrio mantenendo i servizi e non aumentando le tasse, adesso la coperta è diventata talmente stretta che bisognerà fare scelte dolorose. Si parla già che la scure si abbatterà sui trasporti pubblici e il sindaco Marco Filippeschi è, sì, preoccupato della riduzione delle corse e delle ricadute sull'occupazione, ma anche delle "eco-conseguenze", ovvero di un uso maggiore delle auto e di un aumento dello smog contro cui l'amministrazione pisana, da anni, ha intrapreso una battaglia tanto che lo scorso inverno per combattere le Pm10 ci fu il blocco delle auto con targhe alterne. E se i pendolari avranno meno corse dei mezzi pubblici a disposizione, faranno ricorso più alle auto. L'inquinamento dell'aria si alzerà e il Comune sarà obbligato, dalla attuale normativa, a rinnovare il blocco che quest'anno potrebbe includere anche i lungarni inseriti nella ztl. Una situazione destinata a creare disagi e polemiche. Ma nel mirino non ci sono soltanto i trasporti pubblici. Giovanni Viale, assessore comunale alle finanze, non si sbilancia, non dice con precisione dove saranno effettuati i tagli anche se la scadenza del bilancio preventivo 2011 si avvicina. «Oltre ai tagli diretti (le cui cifre sono quelle che abbiamo riportato, ndr), si aggiungono i tagli indiretti - spiega l'assessore Viale -, ovvero i fondi tagliati alla Regione con ricadute sulle amministrazioni periferiche: per esempio, oltre al trasporto pubblico, sono previsti tagli alla Società della Salute sia sul fondo nazionale che sull'assistenza alle persone non autosufficienti. In pratica, si prevede che alla Società della Salute verrà a mancare il 10% del proprio bilancio, circa 2 milioni di euro e, di conseguenza, viene a mancare la quota di cofinanziamento. In più ci sono i tagli sul trasporto pubblico locale (fondi che dalle Regioni vanno ai Comuni), tagli al fondo unico dello spettacolo che arriva direttamente dallo Stato con ricadute sulla gestione del teatro Verdi». Il decreto legge n.78, inoltre, dà una serie di indicazioni sui costi della politica e, quindi, su dove bisogna risparmiare. Ecco alcuni esempi: il 10% sull'indennità degli amministratori; il 50% sulle missioni; non spendere oltre il 20% sugli incarichi e le consulenze; ridurre del 20% la spesa dell'autoparco; non spendere oltre il 20%, rispetto al 2009, per rappresentanza, mostre, gemellaggi e altro. «Sui costi della politica che derivano dal dl n.78 - aggiunge Giovanni Viale - i tagli stiamti sono di 300mila euro che è nulla rispetto al taglio dei trasferimenti. In più, la manovra sui dipendenti pubblici ha bloccato gli stipendi fino al 2013, il fondo integrativo con cui si poteva incentivare il personale rimarrà inalterato per altri tre anni e le spese di formazione del personale saranno ridotte del 50%». In pratica, abbiamo tagli diretti e indiretti e dal lato entrate è tutto bloccato. «Il federalismo fiscale di cui tanto si parla partirà dal 2014-15 e la cedolare secca sugli affitti non avrà alcun effetto sulle nostre casse», aggiunge Viale il quale ricorda che dal bilancio e dalle casse comunali è sparita una voce importante come l'Ici per la prima casa «che portava al Comune circa 10 milioni e 700mila euro. Il governo aveva promesso che avrebbe rimborsato totalmente le amministrazioni, ma ancora manca all'appello oltre un milione di euro. I tagli diretti e indiretti rappresentano quasi la totalità dell'Ici sulla prima casa. Una manovra statale che, di fatto, è andata a prelevare dalle casse di enti che sono autonomi». Infine, sulle amministrazioni locali, grava il patto di stabilità che è ancora più stringente in quanto chi spende più del consentito, non riceverà i finanziamenti per l'identica quota che non ha rispettato. «In questo modo - spiega l'assessore Giovanni Viale - il finanziamento degli investimenti sarà difficile realizzarlo attraverso i mutui poiché i mutui non rappresentano un'entrata, mentre le spese che i mutui finanziano sì: quindi anche se assumiamo poco debito, troveremo ancora più difficoltà a fare mutui per investire. Ecco il motivo principale - è la conclusione - per cui si cerca di vendere gli immobili».
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