La manifestazione
Ricercatori del lavoratori Nest studiano il materiale che è valso lo storico premio a due russi
Con il grafene il profumo del Nobel tocca Pisa
Gianni Parrini
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PISA. Dalla Svezia alla Russia, passando per Pisa. Il profumo di Nobel arriva (con un po' di ritardo e qualche rammarico) anche all'ombra della Torre pendente. Due giorni fa, infatti, l'accademia reale svedese ha conferito il premio per la Fisica ad Andre Geim e Kostya Novoselov, due scienziati russi scopritori di un materiale dalle straordinarie caratteristiche: il grafene. Si tratta di un sottile foglio costituito da singoli atomi di carbonio, ricavato dalla grafite e dotato di proprietà molto particolari: è un conduttore elettrico eccezionale, leggero, flessibile e trasparente, con una straordinaria resistenza alla trazione. Questo miracoloso materiale un giorno potrebbe sostituire il silicio nei computer, ma applicazioni interessanti sono previste anche nel campo dell'energia (pannelli luminosi e celle solari) o dei trasporti, con aeroplani e auto costruiti con nuovi derivati del grafene. Le mirabolanti capacità di questo materiale sono studiate anche dai ricercatori italiani del laboratorio Nest dell'Istituto di nanoscienze del Cnr e della Scuola Normale Superiore di Pisa, che spesso si sono incontrati con i colleghi Geim e Novoselov. «Con il team dei due Nobel condividiamo gli stessi obiettivi - spiega il dottor Marco Polini, del Nest di Pisa - Ci confrontiamo spesso nelle conferenze internazionali e abbiamo gettato le basi di progetti comuni». Anche Vittorio Pellegrini, ricercatore presso il polo pisano dell'Istituto Nanoscienze, conserva un ottimo ricordo dei due russi: «Novosolev in particolare lo considero un amico, oltre che un collega - racconta - Nel 2007 lo invitammo a Genova al convegno Nanotech e di lui ci colpì l'approccio divertito con cui affrontava il suo lavoro, un approccio informale ma cruciale per concepire con Geim l'idea rivoluzionaria del grafene». E sicuramente queste amicizie da Nobel hanno avuto un influsso positivo sugli studiosi pisani, che recentemente hanno scoperto i plasmaroni: si tratta di nuove "quasiparticelle" individuate nel cuore del grafene, fondamentali per decifrare le eccezionali proprietà elettroniche di questo materiale. L'esistenza dei plasmaroni era stata predetta da lungo tempo su basi puramente teoriche, ma non vi era mai stata evidenza sperimentale. La scoperta pisana ha invece fatto luce su questo aspetto e i risultati dello studio sono stati pubblicati su Science il 21 maggio scorso. «L'osservazione dei plasmaroni potrà avere importanti ricadute applicative - continua Polini - Ad esempio per lo sviluppo del grafene come piattaforma tecnologica per realizzare connessioni ottiche superveloci tra circuiti integrati, centomila volte più veloci di quelle di un normale microchip».
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