Il Tirreno

Pisa

L’assassinio di Vanessa. Udienza dal gup: la rabbia della madre della ragazza contro Simone Baroncini

«Quell'uomo marcisca in cella»

Vanessa Simonini, la ragazza uccisa
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Vanessa Simonini, la ragazza uccisa

L'omicida, un operaio pisano, chiede e ottiene il rito abbreviato

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 PISA. Si svolgerà il prossimo 7 dicembre alle 10,30 davanti al gup l'udienza con rito abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo della pena) per l'omicidio di Vanessa Simonini, di Gallicano, strozzata a vent'anni dallo spasimante respinto dopo l'ennesimo rifiuto a iniziare una relazione.  L'imputato è Simone Baroncini, 36 anni, pisano, che lavorava come operaio nell'officina di Davide Donatini a Lucca: la notte tra il 7 e 8 dicembre 2009 in una stradina vicina al centro di Gallicano aveva ucciso la ragazza di cui si era perdutamente invaghito, senza però essere mai stato corrisposto.  Il gup Alessandro Dal Torrione ha accolto la richiesta di abbreviato avanzata dall'avvocato della difesa, Antonio Cariello. Il Pm Piero Capizzoto ha chiesto e ottenuto che l'udienza venisse messa in calendario in tempo utile per evitare la liberazione di Baroncini per decorrenza dei termini.  Il gup ha poi accettato la costituzione di parte civile della famiglia Simonini (il padre Giuseppe, la madre Maria Grazia Forli, le sorelle Simona e Melania) rappresentata dall'avvocato Tiziana Bertani di Bagni di Lucca e ha respinto la costituzione di parte civile dell'associazione onlus Fondazione Doppia Difesa di Roma, che tuttavia sarà presente il 7 dicembre.  Al Galli Tassi per attendere l'esito dell'udienza che doveva stabilire il rito ieri c'erano il sindaco di Gallicano Stella Adami, alcuni amici di Vanessa e la mamma. Che porta al collo un medaglione con la foto a colori della sua bimba e che non sa darsi pace: «Baroncini ha dentro di sé il demonio, se torna fuori ammazza qualcun altro. Per questo deve subire una condanna esemplare. Deve restare in carcere. È una persona falsa e pericolosa, è capace di uccidere ancora. Diceva "Vanessa sarà mia o di nessuno" e quando mia figlia gli ha detto che non poteva nascere niente tra di loro l'ha strozzata senza nessuna pietà. Vanessa era una ragazza dolce, serena e tranquilla: si fidava di quell'uomo, che ora deve marcire in galera perché ha tolto la vita a una ragazza di soli 20 anni. Baroncini deve solo ringraziare che si trova in Italia: se avesse commesso quell'orrendo crimine negli Stati Uniti sarebbe finito sulla sedia elettrica. Non voglio vendetta, ma spero solo che l'assassino rimanga chiuso in una cella perché tanto è inutile cercare di reinserirlo nella società. È un essere infido, che veniva a Gallicano e faceva la vittima».  La signora si volta verso gli amici di Vanessa, che annuiscono. «Vero, ragazzi? Veniva su da noi, diceva che non aveva soldi, che si sarebbe ammazzato... E noi che lo credevamo un bravo e sfortunato ragazzo. Ci siamo fatti ingenuamente abbindolare. Ora confido nella giustizia degli uomini».  Quella maledetta notte, non reggendo all'ennesimo rifiuto, Baroncini aveva tentato di fermare Vanessa mentre lei cercava di fuggire dalla macchina, dopo che lui le aveva fatto un'altra avance, provando a palpeggiarla. La ragazza si era difesa, lui l'aveva presa per il collo e aveva cominciato a stringere forte, fino alla morte per asfissia. Vanessa aveva fatto una tesina sulla violenza contro le donne che diventerà il simbolo di un'iniziativa su questo tema portata avanti dal comune di Gallicano. Vanessa era diplomata all'Isi di Barga, indirizzo linguistico. D.C.

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