La manifestazione
Fisichella, Letta e Lupi a confronto sull'enciclica
Gennaro Di Biase
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Lincontro al polo Carmignani 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. Il concetto di giustizia è stato il filo rosso del dibattito di ieri al polo Carmignani di Pisa sull'enciclica di Benedetto XVI "Caritas in veritate". A circa un anno e mezzo dalla pubblicazione dello scritto, Chiesa, sinistra e destra, incarnati da monsignor Rino Fisichella, dal vicesegretario del Pd Enrico Letta e dal vicepresidente della Camera Maurizio Lupi hanno commentato un testo cruciale, scritto nel momento cruciale della crisi economica. Secondo Letta, «si tratta di un'enciclica straordinaria per tempistica, intensità e concretezza. Nessun altro documento in questo tempo di crisi è stato altrettanto incisivo». Il testo tocca temi su cui a breve sarà necessario legiferare (la bioetica) e riconosce il nuovo diavolo nascosto nella finanza che moltiplica soldi come pani e nella frattura tra ricchezza e lavoro: Mefistofele non è il mercato, ma il fatto di credere che l'uomo forte è più forte quando è solo. «Il connubio proposto dall'enciclica tra politica e religione è fondamentale per fronteggiare la crisi attuale - ha osservato Fisichella - basta pensare che il suicidio è la seconda causa di morte dei giovani europei. Per questo sarà necessario pensare a leggi che producano una nuova cultura». Fisichella ha poi aggiunto un commento indulgente sulla bestemmia da guitto del premier: «La frase pronunciata va contestualizzata in una situazione ludica». Dura invece la reazione di Letta: «Credo che l'Italia non possa permettersi un primo ministro del genere». «Dovrebbe chiedere scusa, come mi pare abbia già fatto - ha dichiarato Lupi - e confessarsi come un buon cattolico. In ogni caso, meglio focalizzare l'attenzione sul contenuto del discorso di Berlusconi sulla magistratura».
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