Italia
Fatto mancare il numero legale allultimo consiglio di facoltà da studenti e ricercatori, Augello ne fissa uno straordinario
Scontro sulla ripresa della didattica
Gianluca Campanella
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Studenti allinterno della facoltà di economia Economia: preside pronto alle dimissioni se lunedì non si riparte dopo il blocco
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PISA. Lunedì mattina ci sarà un consiglio straordinario di facoltà a economia per tentare l'approvazione dell'inizio della didattica. Dopo che ieri è mancato il numero legale, il preside Massimo Augello ha scelto una «sollecitazione forte: rimarco l'indispensabilità dei ricercatori, ma sono pronto a rimettere il mio mandato se non garantiamo il diritto degli studenti alle lezioni». I rappresentanti della lista "Azione universitaria" parlano di «grave attacco al diritto allo studio», ma in tanti hanno segnalato il «disagio per la piega che si sta prendendo in varie facoltà». Il punto di partenza è la protesta dei ricercatori contro il ddl Gelmini: la riforma cancellerebbe il ricercatore a tempo indeterminato. E a Pisa, moltissimi hanno deciso di non tenere più didattica frontale a titolo gratuito. Le facoltà si sono trovate senza "copertura" per alcuni corsi e hanno bloccato la programmazione. Augello ricorda che «Economia ha un'offerta didattica che è il massimo possibile col rispetto di tutti i vincoli»: non sono stati "precettati" ricercatori indisponibili e non è stato superato il monte ore dei docenti chiamati a un supplemento di corsi. E prosegue: «Non abbiamo esistato a sospendere la programmazione per dare solidarietà ai ricercatori. Ma un preside deve tener conto delle esigenze di tutti». Tra queste, c'è appunto «la richiesta di alcuni professori e studenti affinché si riparta: la pausa di due settimane è stata una scelta dignitosa. Ora il senato ci ha dato altri strumenti "fisici" di contestazione». Resta il problema del mancato numero legale, blitz riuscito ai ricercatori con il supporto di alcuni docenti e dei rappresentanti della lista studentesca "Sinistra per". Augello ci torna, chiamando la mossa «legittima, perché dimostra che il ruolo dei ricercatori è indispensabile». Ma tiene a disegnare lo scenario di una facoltà in cui «non ci sono controparti: bisogna lavorare nell'interesse di tutti». E conclude: «Per coerenza e responsabilità, è naturale che io tragga le conseguenze di quello che accadrà lunedì. Non è protervia o minaccia, ma la conseguenza di un percorso».
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