Sicurezza
Rebeldia, invito ad accettare la sede
Carlo Venturini
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Il sopralluogo delle autorità nel posto in cui si propone a Rebeldia una nuova sede Ecco via Saragat: una palazzina di 650 mq e un piazzale di 2mila
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PISA. «Da Rebeldìa, ci attendiamo un gesto di responsabilità e di distensione». Così il sindaco Filippeschi e il presidente della Provincia Pieroni mentre mostravano per la prima volta la palazzina di via Saragat, dove dovrebbero andare le associazioni di Rebeldìa su cui pende una sentenza di sgombero dai locali di via Battisti entro il 30 ottobre. I motivi secondo cui il Comune, la Provincia, il Diritto allo studio e l'Università hanno individuato quell'area come ottimale sede delle associazioni sono molti. Tra queste motivazioni c'è sicuramente quella che la superficie (tra metri quadrati coperti ed all'aperto) è compatibile ed in continuità con le esigenze delle attività culturali associative. La palazzina ha due piani per complessivi 650 m/q mentre il piazzale è di oltre 2mila m/q. L'immobile è in pieno centro, a poche centinaia di metri dalla stazione centrale e quindi facilmente raggiungibile in bicicletta. Secondo Rebeldìa la palazzina di via Saragat sarebbe troppo vicina alla strada ferrata ed insorgerebbero problemi di sicurezza. Il sindaco mostrando una linea tracciata col gesso sul piazzale dice: «Per ovviare a tutto questo e considerando che la sicurezza è una priorità per l'amministrazione, recinteremo tutta l'area così come installeremo un tendone affinché si possano svolgere attività di pubblico spettacolo all'aperto». Un altro motivo a favore della palazzina di via Saragat, secondo il Comune è che l'intera operazione ha dei costi ragionevoli. «Per 18 mesi - ha detto il sindaco - Ferrovie dello Stato ci darà in comodato gratuito l'area così come, sempre Ferrovie dello Stato sta ripulendo tutta l'area rimuovendo i materiali serviti ai loro cantieri e di questo le siamo grati visto che non era un atto dovuto». I 18 mesi in comodato gratuito serviranno anche a battere altre strade per trovare eventualmente un'altra soluzione. «Ma intanto - continua il sindaco - Rebeldìa, il 30 ottobre deve lasciare via Battisti perché c'è un'intera comunità che aspetta la realizzazione della Sesta porta e la valorizzazione del parco delle mura ed è proprio sulla collettività che ricadranno le penali nel caso quegli spazi non venissero lasciati liberi». Durante la conferenza stampa è stato reso noto un provvedimento di urgenza accolto dal Tribunale che inibisce le attività concertistiche in via Battisti per problemi di immissioni acustiche intollerabili. «Rebeldìa - interviene Pieroni - ha avuto un canale privilegiato con tutte le più alte cariche cittadine amministrative ed universitarie, ed ora si attende un gesto di responsabilità di Rebeldìa che non deve fare strumentalizzazioni o lasciarsi strumentalizzare». Si è parlato anche di una sorta di "patto tra gentiluomini" che sarebbe stato disatteso da Rebeldìa, un patto che risale alla giunta Fontanelli e che prevedeva la permanenza di Rebeldìa in via Battisti fino a quando quegli spazi non fossero serviti alla città. In una nota congiunta di Comune, Provincia, Dsu ed Università scrivono: «Non avremmo neppure dovuto ricercare una soluzione alternativa a Rebeldìa, avremmo potuto limitarci ad aspettare la sentenza del tribunale visto che gli immobili sono occupati abusivamente mentre invece abbiamo cercato altre soluzioni». Sull'altra offerta del Comune e cioè una sede in via S.Jacopo, Rebeldìa eccepì la vicinanza al depuratore. Comune, Provincia Dsu ed Ateneo ribattono: «Il tavolo tecnico ha dichiarato che la distanza è rispettata perché il depuratore è ben oltre i 100 metri previsti dalla normativa».
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