Il Tirreno

Pisa

Senza autobus all'uscita da scuola

Daniele Benvenuti
Studenti delle scuole superiori salgono su un pullman dopo la fine delle lezioni
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Studenti delle scuole superiori salgono su un pullman dopo la fine delle lezioni

Disagi per centinaia di studenti dopo che è cambiato l'orario delle lezioni

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 PISA. Le conseguenze della riforma Gelmini per gli studenti pisani non sono solo legate alla didattica. C'è anche il problema di tornare a casa con i mezzi pubblici. Che spesso non ci sono. Da quest'anno, infatti, le lezioni sono di 60 minuti esatti: la riduzione a 50 o 55 minuti non è più possibile neanche per cause di forza maggiore previste finora.  Soprattutto gli studenti degli istituti professionali, dove il quadro orario settimanale da quest'anno prevede 32 ore, dopo l'ultima campanella restano spesso appiedati e affamati alla fermata del bus, con una pesante cartella sulle spalle.  «I mezzi di trasporto pubblico non presentano orari tali da far tornare a casa gli studenti pendolari a un'ora decente - spiega Grazia Rossini, insegnante di matematica e fiduciaria della preside dell'istituto tecnico Gambacorti - tutte le nostre classi escono due o tre volte alla settimana alle 14, e alcuni hanno il primo pullman utile alle 15.30. Abbiamo ricevuto le proteste dei genitori, ma siamo incastrati dalla legge».  Altro caso, quello l'Iti Da Vinci di via Contessa Matilde; l'indirizzo aeronautico è seguito da studenti di tutta la Toscana, e in quinta si esce tutti i giorni alle 14.  Il preside Odoardo Fontani fa notare che non è ancora decaduta la normativa che permette di uscire prima della fine dell'ultima ora: «Stiamo valutando di anticipare di 10 minuti l'orario di uscita prendendoci una piccola deroga, anche tenendo conto degli orari dei treni della vicina stazione di Pisa S. Rossore».  Al professionale Fascetti, frequentato anche da studenti di Massa e Lucca, quasi tutte le classi sforano le 13 come orario di uscita più volte a settimana; anzi alcune classi indirizzo odontotecnico e ottico una volta a settimana si trattengono a scuola dalle 9 alle 17.35. L'orario definitivo sarà poco diverso da quello attuale.  «Abbiamo cercato di venire incontro alle esigenze di tutti nel pieno rispetto della riforma - dice la preside Mariangela Chiapparelli - ma data la nostra utenza interprovinciale il problema è irrisolvibile per intero».  Pietro Stacchio, preside dell'istituto per geometri Santoni, racconta che l'argomento era già venuto fuori durante la riunione dei dirigenti scolastici dello scorso aprile: «A giugno avevamo fatto degli elenchi degli alunni in base alla provenienza, e pensavamo che fosse una buona premessa per adeguare gli orari della Cpt alla riforma. Oggi non sappiamo cosa fare, il nostro orario definitivo è pronto ma dobbiamo avere delle conferme».  Le difficoltà maggiori per gli studenti del Santoni sono sulle direttrici per Perignano, Ponsacco, Orciano e Vecchiano, ma anche le scuole del centro città non se la passano bene. Sulla linea per Crespina c'è bisogno di piccoli aggiustamenti necessari a oltre dieci alunni dell'Itc Pacinotti e a un paio del classico Galilei. Dal liceo si chiede anche di ritardare di cinque minuti le partenze per Calci.  Amara la conclusione di Grazia Rossini: «Se tutto rimarrà come adesso, la scelta della scuola superiore dipenderà anche dalla possibilità di raggiungerla e tornare a casa in tempi accettabili».  Intanto il 12 ottobre Cpt e Provincia si ritroveranno attorno ad un tavolo proprio per analizzare la questione. Il contratto di servizio tra i due enti infatti non permette modifiche agli orari se non attraverso passaggi ufficiali.  Purtroppo, fanno sapere dal Cpt, gli orari in vigore da settembre vengono pianificati prima dell'estate quando le conseguenze della Gelmini non erano ancora conosciuti.  Con la riunione del 12 si cercherà di correre ai ripari.

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