Il Tirreno

Pisa

Sui monti a salvare uno sparviero

Pier Luigi Ara
Lo sparviero salvati e le due famiglie
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Lo sparviero salvati e le due famiglie

Mobilitate due famiglie per far vivere il rapace impallinato da un cacciatore

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 CALCI. Per soccorrere un uccello ferito, di una specie protetta, si mobilitano due famiglie. Alla fine il volatile, uno sparviere impallinato da un cacciatore sul monte pisano, viene salvato dopo ore di concitazione prima alla Verruca poi a Calci, quindi a Pisa e infine a Livorno.  Paolo Puglisi, 48 anni, esperto di informatica, abitante a Orzignano e Mauro Leoncini, 50 anni, docente residente a Pisa nel quartiere di Porta a Piagge, si erano dati appuntamento per un pic nic alla Rocca della Verruca. Con loro mogli e figli: Laura Forte, 46 anni, insegnante; Daniela Santangelo, 50 anni, insegnante pure lei, e i piccoli Anna 14 anni, Sara 10 e Lorenzo 7. Tutto è accaduto quasi per caso. Una puntura d'ape ha suggerito alla piccola comitiva di riprendere anzitempo la via di casa. Poche centinaia di metri e la sorpresa: tra i pini bruciati dall'incendio dello scorso anno, cercava di farsi largo e di riprendere il volo lo sparviere. Racconta Paolo: «Presentava sull'ala sinistra i segni di una ferita d'arma da fuoco, evidentemente era stato puntato da un cacciatore. Possibile un errore così evidente? Lo sparviere ha colori, fisionomia e stile di volo assai diversi rispetto a specie cacciabili».  I componenti delle due famiglie si avvicinano al rapace, in evidente difficoltà. Decidono sul da farsi. Se fosse stato lasciato solo, in quelle condizioni, sarebbe morto dopo lenta agonia. Paolo chiama il fratello Luca, ornitologo, calcesano, direttore del centro ornitologico toscano, per chiedere consigli. Lui si mette subito al volante dell'auto e si affretta a raggiungere i parenti. Ma prima che arrivi sul posto, succede un po' di tutto. Una macchina rischia di investire il rapace accovacciatosi sul bordo della strada. Spaventato, l'uccello cerca riparo altrove. Parte una sorta di battuta per recuperarlo. Fino a quando, di nuovo avvistato, è finalmente preso. Chiuso in una scatola, è consegnato alle guardie venatorie del WWF, incaricate di recuperare la fauna selvatica ferita e da queste consegnato al centro recupero uccelli marini ed acquatici, che in realtà si occupa di uccelli di tutti i tipi, a Livorno. Nella città labronica i veterinari riscontrano al volatile una frattura dell'ulna sinistra, mentre il radio è leggermente scalfito. Ce la farà.  A sera le due famiglie sono tornate a casa con i vestiti e le mani sporche di furiggine e il fiato un po' corto. Amareggiate per la stupidità di un cacciatore. Lo sparviere al centro della movimentatissima vicenda è un accipiter nisus. Si tratta di un rapace di dimensioni piuttosto ridotte, che abita in aree boschive e si nutre prevalentemente di uccelli non disdegnando però i topi e i serpenti. Secondo gli esperti lo si trova in Toscana tutto l'anno, specie nei mesi invernali. Quello sparviere probabilmente era come altri in migrazione: questi sono infatti i giorni di più intenso passaggio nelle nostre zone.

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