Il Tirreno

Pisa

Perdiamo di tutto, anche i quadri

Lucia Maffei
Perdiamo di tutto, anche i quadri

Ogni anno 1.200 tra cellulari, bici, ombrelli, finiscono in magazzino

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PISA. Un flauto traverso nell'astuccio di pelle. Un coltello da sub. Guanti e giubbotto da motocicletta. Un beauty-case. Almeno tre computer portatili e un lettore dvd. 5 biciclette e 12 cartelline da disegno. Fasci di ombrelli. Cellulari avvolti come uova nei certificati di ritrovamento, a decine. Targhe. Un poster del Beato Angelico. Attrezzatura per riprese televisive.

E perfino un papiro egizio. È la vertigine della lista degli oggetti smarriti, frammenti di identità che ogni giorno centinaia di persone si lasciano alle spalle per distrazione, fretta, noncuranza. Nel limbo del magazzino della polizia municipale, montagne di effetti personali giacciono in attesa di un ripescaggio che contrariamente alle logiche del consumismo e dell'usa-e-getta è assai probabile. I dati parlano chiaro. Ogni anno all'ufficio di Pisa arrivano 1.200 oggetti smarriti: di questi, ben tre su quattro tornano ai loro proprietari. Il valore affettivo è determinante.

Molti sono disposti a soprassedere sui soldi, ma non sulle foto contenute nei portafogli rubati. «A volte chi ritrova un oggetto caro si mette anche a piangere», rivela la responsabile dell'ufficio Filomena Toscano, ex maestra elementare. In caso di guai, vale la pena di fare un tentativo. Rinvenuti per il 60% nelle cassette della posta, gli oggetti giungono sulla scrivania della signora Toscano anche grazie alla polizia postale e ferroviaria, alla Cpt, ai carabinieri, alla questura, all'opera primaziale, ai cittadini coscienziosi. Identificato il proprietario, partono subito alla volta di altri comandi di polizia, ambasciate, segreterie studenti, banche. Altrimenti vengono inseriti in un apposito elenco mensile affisso all'albo pretorio del Comune. Se dopo 13 mesi nessuno li ha reclamati diventano proprietà del ritrovatore.

Il Comune può decidere di metterli all'asta per raccogliere fondi (come pensano di fare a Pisa entro la fine dell'anno) o mandarli al macero. Certe volte il lavoro di Toscano è simile a quello del detective. «Ricordo il caso di un portafoglio che conteneva solo uno scontrino di un negozio di alimentari e alcune foto di famiglia - racconta la signora 54enne nata in provincia di Salerno, che si occupa dell'ufficio dal 2005 - Sullo scontrino c'era il nome di un paese. Chiamai i carabinieri descrivendo le fotografie, alcune delle quali avevano delle annotazioni sul retro. Feci centro: la proprietaria era una vedova del posto disperata per lo smarrimento». Perché secondo lei la gente è così distratta?

«Credo che dipenda da un benessere più diffuso rispetto a 10 o 20 anni fa. Prima i bambini delle elementari non avevano il cellulare, ora ne perdono uno al mese». Menomale allora che per l'ufficio oggetti smarriti (al primo piano della centrale operativa di via Battisti, 050.910845) valgono infallibilmente i versi di Ariosto: «Ciò che in somma qua giù perdesti mai, là su salendo ritrovar potrai».

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