La manifestazione
Lultimo animale è stato trovato senza vita nei giorni scorsi
Caccia al killer dei gatti
Lucia Maffei
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Un micio del gattile di Putignano Morti avvelenati una quindicina di mici
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PUTIGNANO. L'ultima vittima degli avvelenatori è una gatta nera di tre anni, trovata con la coda tra le zampe e la pancia gonfia, morta probabilmente dopo una lunga agonia al veleno. Se n'è andata vicino al cimitero e circondata dai fiori, ironia della sorte. La gatta veniva accudita da volontari che le avevano preparato un cestino dove andava a raggomitolarsi con il suo cucciolo. Lo strano caso del micio avvelenato alle 8 di sera dietro il casotto dei fiori del cimitero di Putignano è solo la punta di un iceberg orripilante. Dall'inizio dell'estate a oggi i mici avvelenati da quelle parti con ghiotti bocconi sono una quindicina, e oltre 30 negli ultimi due anni e mezzo. La colonia di zona si è ridotta in pochi mesi da 7 adulti e 6 cuccioli a 3 adulti e un micino. Basta per dire che qualcuno ce l'ha con i gatti e forse ci sta prendendo gusto. Ma chi? Un folle? Un allergico al pelo felino? Un serial killer dei gatti? L'arma del delitto è la più subdola e vigliacca, la stessa che probabilmente è costata la vita a Jerry, il gatto morto due settimane fa in un monastero. Alessandro Iorio, guardia giurata e fervente animalista, riferisce che negli ultimi tempi ha dovuto portar via dai dintorni del cimitero di Putignano svariate porzioni di riso e lasagne dall'odore sospetto. È stato lui a ritrovare la carcassa della micia domenica sera: «Ero passato dal casotto dei fiori con mia moglie quel pomeriggio stesso alle 16.30, per controllare che fosse tutto a posto - racconta il 30enne napoletano - Mi sono abbassato per sistemare la cuccia della gatta e ho sentito un odore strano. Quando sono ripassato alle 8 meno un quarto per portare dell'acqua e dei bocconcini non c'era più niente da fare». Siamo certi che non si tratti di morte naturale? «È difficile che un gatto si lasci morire vicino alla famiglia o alla colonia, in genere tende a fuggire, ed è abilissimo nel riconoscere i cibi avariati - dice Iorio, che ha trovato e accolto in casa Attila, Pinky e Nemolo, tutti e tre abbandonati - Comunque ce lo dirà l'autopsia». Dopo le ripetute telefonate alla polizia municipale e ai carabinieri, Iorio intende sporgere denuncia contro le autorità, che secondo lui non si danno abbastanza da fare per tutelare gli animali: «Vorrei rivolgere un appello per la creazione di un corpo di vigilanza ambientale e soprattutto di un 118 veterinario, strutture che esistono in molte altre città italiane».
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