La manifestazione
Rebeldìa, il cartello delle associazioni, giudica offensive le due offerte
«No alle sedi proposte dal Comune»
Carlo Venturini
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La sede di Rebeldìa in via Cesare Battisti 2 MINUTI DI LETTURA
PISA. «Sono offensive le proposte del Comune sulle sedi alternative a quella attuale di via Battisti». Così Stefano Gallo, del Progetto Rebeldìa, ha ricordato ieri che la sede per le 30 associazioni è un problema lontano dall'essere risolto. E questo nonostante il 30 ottobre si avvicini e per quella data il tribunale di Pisa abbia sentenziato che lo spazio di via Battisti deve tornare nella disponibilità della Sviluppo Pisa, società pubblica incaricata di realizzare il progetto Sesta Porta. «Nella conferenza dei servizi di agosto - spiega Gallo - il Comune avanzò tra le possibili sedi alternative quella di via San Jacopo, una proposta offensiva perché la sede sarebbe molto vicina al depuratore». «Quello è uno spazio lontano dal centro, difficilmente raggiungibile - dice Gallo - ed è uno spazio degradato, buono solo per rinchiuderci in un ghetto maleodorante». Accantonata la soluzione di via San Jacopo, l'altra proposta del Comune è quella di una sede in via Saragat. Ma, secondo Rebeldìa, anche questa opzione è da respingere perché antieconomica. «Con queste "non proposte" - dice Gallo - il Comune conferma di non riconoscere il valore sociale di Rebeldìa: in questo modo l'amministrazione dice di no al Progetto Rebeldìa e lavora per il suo annientamento». «Ne prendiamo atto - concludono alcuni esponenti di Rebeldìa - Pisa pare essere una città dove le scelte sono fatte passare sopra i cittadini».
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