Il dolore
Stabilizzandi e ateneo davanti al giudice
G.C.
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Riccardo Grasso Si discute il ricorso dei tecnici sulle mancate assunzioni
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PISA. Domani, davanti al giudice del lavoro Elisabetta Tarquini, si ritroveranno università di Pisa e "stabilizzandi" tecnici amministrativi, per discutere del ricorso avanzato da questi ultimi contro il mancato accordo del 21 luglio 2009. In quella data, infatti, le parti siglarono un verbale di conciliazione con la direzione provinciale del lavoro, che prevedeva assunzioni da parte dell'ateneo, in tre tappe: 30 unità di personale entro il 31 dicembre 2009; altre 31 entro la fine di giugno di quest'anno; infine, 30 tempo indeterminato al 31 dicembre 2010. Sono scadute le prime due date e non ci sono ancora stati nuovi reclutamenti. Così i ricorrenti chiedono «la conversione a tempo indeterminato del contratto di lavoro» attuale e la condanna dell'Università di Pisa «al risarcimento dei danni, in conseguenza dell'inadempimento agli obblighi assunti». L'ufficio legale dell'ateneo risponde con una memoria difensiva che giudica «il ricorso infondato in fatto e in diritto». L'università ritiene di aver adempiuto ai suoi obblighi, in quanto ha realizzato «una graduatoria da cui attingere per la costituzione di un rapporto di lavoro, ma non è tenuta a inquadrare stabilmente in ruolo tutti i lavoratori che hanno superato le prove selettive». Inoltre il testo fa notare che l'ultima scadenza del 31 dicembre non è ancora stata superata e che ci sono vincoli di bilancio: se si sfora il 90% per le spese degli stipendi rispetto al fondo di finanziamento ordinario (ffo) del ministero, non si può procedere con nuove assunzioni. Va detto che il limite è stato rispettato nel 2009, ma l'ufficio legale fa un discorso di tutela per il futuro: «Quest'anno l'ffo passa dai precedenti 218 milioni a 175; una riduzione che farà sicuramente sforare il limite del 90%». L'avvocato Luigi Bimbi, che tutela gli stabilizzandi, replica sul suo documento: «La stabilizzazione, com'è ovvio, non avviene con la mera approvazione delle graduatorie, ma solo con l'effettiva conversione del rapporto di lavoro». A questo punto, è utile citare un'altra data: il 28 settembre il cda dell'ateneo dovrebbe approvare un piano di assunzioni per circa una trentina di tecnici amministrativi. La notizia, anticipata dal "Tirreno" la settimana scorsa e confermata dal direttore amministrativo Riccardo Grasso, non è stata accolta in modo positivo dagli interessati. I precari ritengono che questa assunzione parziale possa essere utilizzata dall'amministrazione dell'ateneo per poter vantare una sorta di "missione compiuta" e prendere tempo. Essa, inoltre, sancirebbe la spaccatura tra chi passa a tempo indeterminato (appagato) e chi resta nel limbo fino a fine anno. Dal 2011, la legge impedisce nuove assunzioni. Altri speculano pure sulle ricadute elettorali di questo provvedimento: approvata durante le elezioni del rettore, la delibera può essere un successo da mostrare. I maligni, infine, suggeriscono di guardare chi entra fra i primi trenta: con la manovra parziale di fine mese, si sistemerebbero alcune persone che non dispiacciono al governo dell'ateneo.
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