Sicurezza
Spese allegre, via al processo
Candida Virgone
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Fuochi durante unedizione della Luminaria Sott'accusa un ex funzionario del Comune e un imprenditore
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PISA. Si alza il sipario questa mattina in tribunale sul processo riguardante le presunte spese allegre in Comune e le denunce di un anonimo «corvo». È la prima delle almeno quattro tranche in cui si è divisa l'inchiesta sul caso, coordinata dal pm Giovanni Porpora e tutt'ora per altri aspetti in corso (con 13 richieste di rinvio a giudizio più una citazione diretta a processo). Questo primo troncone arrivato in aula riguarda gli appalti sui fuochi d'artificio del Giugno Pisano e vede sul banco degli imputati due persone: in primo luogo il protagonista del caso, l'ex funzionario Daniele Berti, 61 anni, fino all'aprile 2009 dirigente del settore 12 (che raccoglie cerimonie, supporti logistici, autoparco, tipografia, manifestazioni storiche e sport), ed un imprenditore della provincia, Guido Vannozzi, 45 anni, di Lari, titolare e legale rappresentante dell'azienda Ciandri di Terricciola, in cui fra l'altro, alcuni anni fa avvenne un incidente che costò la vita a 4 operai. Difesi rispettivamente dagli avvocati Antonio Cariello e Stefano Del Corso, compariranno davanti al secondo collegio (presidente Luca Salutini, a latere Donato D'Auria e Leonardo Degl'Innocenti) per rispondere, a vario titolo, di truffa, turbativa d'asta e abuso d'ufficio in concorso fra loro. Secondo l'accusa i due, fra il 2003 e il 2008, avrebbero «pilotato» le gare di appalto sui fuochi di artificio per il Giugno Pisano. In base alla ricostruzione del pm, Ciandri, messo a conoscenza delle proposte dei concorrenti, avrebbe inviato le sue offerte con ribassi tali da battere tutti e poi via fax invece che in busta chiusa e sigillata. Avrebbe presentato preventivi stracciati «promettendo» uno spettacolo, per qualità e quantità di materiali impiegati, superiore a quello che poi di fatto avveniva e indicando sui materiali prezzi inferiori a quelli di mercato. Rientra in questa vicenda anche la gestione del famoso conto delle Repubbliche Marinare, detto del Comitato Armi, su cui finivano sia gli stanziamenti dell'amministrazione per il settore, sia i finanziamenti degli sponsor. La ditta Ciandri, inoltre, non avrebbe fatturato al Comune, che era la stazione appaltante, ma proprio al Comitato Armi, evitando l'ufficio tesoreria e i vincoli di bilancio. Secondo l'accusa l'imprenditore sarebbe stato pagato direttamente da Berti con cifre superiori a quelle registrate. Insomma i fuochi, che sulla carta costavano pochissimo, sarebbero costati molto di più: ad esempio gli spettacoli del 2003, del 2004 e del 2005, aggiudicati a 14.700 euro, sarebbe stato pagati rispettivamente circa 20mila il primo, 25mila euro il secondo e addirittura 35.200 il terzo. E così via fino al 2008: gara aggiudicata per 14.400 euro, spettacolo pagato 24mila. Un danno complessivo, secondo l'accusa, calcolato in circa 80mila euro per il Comune, e un illecito guadagno per Ciandri. Il presunto accordo tra i due sarebbe servito a eliminare ben nove ditte dall'aggiudicazione degli appalti, anche se le loro offerte sarebbero state inferiori all'importo che poi sarebbe stato liquidato all'azienda Ciandri.
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