Il Tirreno

Pisa

Caccia ai voti lasciati da Lucacchini

Gianluca Campanella
Caccia ai voti lasciati da Lucacchini

L'escluso era sulla scia della continuità con il rettore Pasquali

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PISA. L'università di Pisa ricomincia da tre. Non è solo il numero dei candidati rettore rimasti in corsa, ma anche quello delle ipotesi che si rincorrono sull'esclusione di Antonio Lucacchini. Questi, per mancanza di due firme, non è stato ammesso al primo turno elettorale: si parla di fattore tempo oppure di protesta contro il rettore Marco Pasquali e, infine, di disimpegno dello stesso rettore.

La prima è la più semplice: Lucacchini ha reso nota la sua intenzione di candidarsi il 26 agosto; gli altri (Massimo Augello, Nicoletta De Francesco e Paolo Miccoli) erano in campagna elettorale già da due mesi. Il prorettore al personale ha spiegato il suo ritardo: «Credo nelle istituzioni e il regolamento dice che le candidature vanno presentate il 13 settembre. Quando mi sono accorto che gran parte dei giochi era fatto, mi sono deciso a uscire allo scoperto. Ma molti miei amici e sostenitori avevano già preso impegni».

Altra voce: Lucacchini era l'unico candidato di "continuità" con i mandati di Pasquali, il quale ultimamente non ha grandi ammiratori. E ciò può averlo penalizzato. Ultima versione: il rettore in un primo momento può aver deciso di sostenere il candidato con il programma più vicino alla sua gestione, ma poi c'è stato un cambiamento. E qui va detto che alcune firme di presentazione per le candidature sono spontanee, altre frutto di pressioni. Molti elettori raccontano di essere stati contattati da colleghi vicino ai candidati affinché esprimessero il loro sostegno: è una situazione che non suscita certo l'entusiasmo personale; anzi, a volte produce una sottoscrizione che, in seguito, non corrisponde a un voto effettivo. Bene, quando Lucacchini era a 58 firme, cioè a due dal traguardo minimo, diverse e convergenti fonti raccontano di un fitto scambio di telefonate tra Pasquali e gli uomini a lui vicini. Il contenuto verteva sul da farsi. Quali che siano le motivazioni per cui i due professori che potevano andare a firmare non sono andati, resta il fatto che il rettore ora ha un certo numero di "voti esprimibili" che saranno dirottati verso un altro candidato. Come è ovvio, la realtà è un mix delle tre spiegazioni. Ma l'analisi delle sottoscrizioni riserva anche altre sorprese. Si tratta pur sempre di 300 firme "ponderate" (ce ne vogliono otto dei tecnici amministrativi per farne una piena), che rappresentano il 15% dell'intero corpo elettorale.

Senza dubbio, un buon campione. Il primo dato è la distribuzione dei presidi di facoltà: quattro per Miccoli (medicina, veterinaria, ingegneria e lettere); due per il preside di economia Augello (giurisprudenza e scienze politiche); uno a testa per De Francesco (scienze) e Lucacchini (farmacia). Non si sono esposti ad agraria e lingue. Altra nota, la totale assenza di studenti. In riunioni di liste già svolte o da tenere a breve, sceglieranno come votare.

Inoltre c'è da segnalare il basso appeal della De Francesco sui ricercatori: solo 11 rappresentanti hanno firmato per lei; ma la prorettore alla didattica recupera sui professori associati, 24 in tutto, che è il numero più alto fra i quattro candidati. Augello, invece, fa il pieno di tecnici amministrativi: 57, più del doppio, rispetto alla media degli altri concorrenti. Ma i voti di questa componente vanno divisi per otto. Per tutti e tre che si sfideranno da lunedì prossimo, il nucleo degli ordinari supera la quarantina di esponenti: Miccoli ha il massimo, con 44 firme.

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