Il Tirreno

Pisa

"Don Vito" e le storie di mafia

Gennaro Di Biase
Massimo Ciancimino
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Massimo Ciancimino

Ciancimino e La Licata hanno presentato il libro

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 PISA. Nonostante il caldo, c'era il tutto esaurito ieri nel cortiletto interno della Feltrinelli in Corso Italia, per la presentazione del libro "Don Vito - Le relazioni segrete tra stato e mafia". Per circa due ore, gli autori Massimo Ciancimino e Francesco La Licata, dopo l'introduzione dell'organizzatrice dell'incontro, Sabina Ceccotti e la presentazione del giornalista del "Tirreno" Marco Barabotti, hanno raccontato i lati difficili della storia italiana dal secondo dopoguerra ad oggi, attraverso la storia di "don Vito da Corleone", padre dell'autore del libro, storico punto di riferimento del boss Provenzano, assessore ai Lavori Pubblici, nonché sindaco di Palermo.  Ciancimino junior è attualmente testimone di cinque Procure italiane, e la sua campagna mediatica riapre certe porte che sembravano sparite nei muri. «Rimpiango il fatto che solo ora mi abbiano invitato a parlare», ha commentato in risposta ad un uditore che gli chiedeva come mai parlasse mentre il processo è ancora in corso.  Ciancimino ha ripercorso le storie «della mafia di alto bordo», fino alla fondazione di Forza Italia ed al caso Dell'Utri. Un palcoscenico politico inquietante, spezzato dal breve avvento di Giovanni Falcone prima e di Paolo Borsellino poi. «In queste zone - ha detto Ciacimino -, il silenzio diviene il contrario dell'eroismo e il crimine non è il contrario della legalità. Molti dicevano e dicono che io sia un infame. L'ultimo è stato oggi Totò Riina, che in una conversazione telefonica intercettata ha puntato il dito contro di me».

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