Il Tirreno

Pisa

«Un genitore m'ha dato della morta di fame»

L.M.
Un’altra immagine dei docenti in assemblea
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Un’altra immagine dei docenti in assemblea

La rabbia degli insegnanti che vedono la loro professione stravolta

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 PISA. All'assemblea l'hanno chiamato "il kamasutra delle cattedre", ovvero un incrocio impossibile tra i tagli alle ore e l'organizzazione della didattica. È questo l'aspetto della riforma Gelmini che proprio non va giù agli insegnanti, costretti a uno snervante balletto per tappare i buchi spesso a danno dei lavoratori precari.  Per questo i sindacati invitano i docenti con orario completo (18 ore per la scuola secondaria e 22+2 per la primaria) a non dare la propria disponibilità per coprire gli "spezzoni" uguali o inferiori a sei ore.  «C'è un contrasto evidente tra le richieste del Ministero per i contenuti e ciò che è materialmente possibile fare in queste ore - dice Stefania Rambaldi, insegnante di ruolo di chimica al Gambacorti - Nel biennio ho a disposizione solo un'ora di laboratorio anziché tre: dovrò quindi limitarmi ai più fondamentali tra gli insegnamenti fondamentali, se così si può dire».  Il taglio delle ore si porta dietro una serie di negatività. Giuliana Magli, docente di italiano nella scuola media di Fauglia, fa notare che da quest'anno nelle classi prime non si possono più fare quelle attività che richiedono la compresenza di due insegnanti, come il potenziamento e il recupero di gruppi di alunni o le attività di laboratorio: «Quattro anni fa in prima media avevamo a disposizione 4 ore di compresenza, 2 per inglese e 2 per matematica. Quest'anno, niente».  Non parliamo poi delle materie che vengono fuse insieme: «Adesso dovremmo svolgere gli interi programmi di storia, geografia e educazione civica in 4 ore complessive, e italiano in 5: una assurdità», dice ancora Magli. All'obiezione che la riforma ha ripristinato le ore di 60 minuti gli insegnanti sorridono senza allegria, dicendo che proprio questo concorre ad alternare meno materie in mattinata.  «La tragedia di questa riforma non riguarda in realtà gli insegnanti ma le nuove generazioni - aggiunge Maria Brozzi, docente di italiano nella scuola media da 30 anni - Noi con lo stomaco tirato possiamo affrontare ogni cosa, ma stiamo tirando su dei ragazzi che fanno paura, maleducati e insensibili al dovere. Un Paese che non investe sulla gioventù è un Paese allo sbando».  Cos'è cambiato rispetto a 30 anni fa? «Di recente mi sono sentita dare della morta di fame da un padre, calciatore in serie C. Sono i genitori ad essere cambiati, per loro la scuola dei figli viene dopo l'attività sportiva e il giro al centro commerciale».  Anna Gramegna, 49 anni, veneta, ha iniziato la sua carriera nel 1989 e quest'anno insegna matematica al Dini. Fa notare: «La categoria degli insegnanti ha pochi mezzi per farsi sentire e in generale è molto disillusa. Me ne sono accorta quando agli scioperi del Fascetti abbiamo aderito in 2 su 70. Di fronte a questa catastrofe, abbiamo qualche possibilità solo se restiamo uniti».

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