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Pisa

Pd, un'anomalia sotto esame dei vertici

Enrico Letta e Pierluigi Bersani, i due leader della maggioranza Pd, ma non così a Pisa
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Enrico Letta e Pierluigi Bersani, i due leader della maggioranza Pd, ma non così a Pisa

Maggioranza diversa da quella nazionale: i bersaniani divisi

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 PISA. Nel Pd prende consistenza una anomalia tutta pisana. I bersaniani, che sono maggioranza compatta a Roma e a Firenze, a Pisa si sono divisi. La consultazione nell'assemblea comunale che ha portato all'indicazione di Andrea Ferrante come candidato unico, di fatto ha creato una profonda spaccatura: da una parte, come esponenti di spicco, il segretario uscente e deputato Paolo Fontanelli e il sindaco Marco Filippeschi che hanno indicato Ferrante e dall'altra una nutrita schiera di consiglieri comunali, segretari di circolo e addirittura di quattro assessori (Fabrizio Cerri, Giuseppe Forte, Andrea Serfogli e Ylenia Zambito) che aveva indicato Carmine Zappacosta, posizione quest'ultima risultata poi minoritaria (39 consensi per lui, contro i 70 di Ferrante).  Ma c'è di più: ricalcando del resto quel che avvenne qualche mese fa quando il Pd si divise sull'elezione di Fontanelli a segretario cittadino, la corrente di Franceschini (che a Pisa fa capo a Federico Gelli) è stata ed è determinante per far vincere le indicazioni di Fontanelli-Filippeschi, diventando di fatto maggioranza del partito, mentre a livello nazionale e toscano è minoranza. Al contrario l'area che alle primarie ha sostenuto Bersani e che si riconosce in Enrico Letta (vicesegretario nazionale del partito) è minoranza a Pisa in compagnia degli altri bersaniani ed ex ds che non hanno condiviso le scelte di Fontanelli e Filippeschi. Infine lo stesso Ferrante fino alla vigilia della consultazione era tra coloro che a livello nazionale facevano capo a Ignazio Marino e infatti ha ottenuto voti anche da quell'area.  Insomma, ora la situazione di Pisa viene guardata a vista da Firenze e forse anche da Roma, rischiando di costituire un caso anomalo a livello nazionale. Del resto, proprio nelle ultime ore lo stesso Bersani, rispondendo alle osservazioni di Veltroni, aveva detto che nel Pd «c'è una maggioranza determinata dal voto di milioni di italiani e con quella si va avanti».  Abbiamo cercato di leggere meglio la situazione, ascoltando da una parte il segretario uscente, l'on. Paolo Fontanelli, e Carmine Zappacosta, consigliere comunale e responsabile provinciale della sezione Università e ricerca del Pd.  «Accetto il risultato - dice Zappacosta -, ma restano le perplessità politiche. Ovvero il fatto che su Pisa si è configurata una anomalia inspiegabile, rispetto a quello che avviene nel partito nazionale, dove, come dichiarato da Bersani, esiste una maggioranza che in maniera corretta ha un rapporto con la minoranza».  Zappacosta entra nel dettaglio. «Qui - dice -, una parte della maggioranza bersaniana ha escluso ingiustificatamente una sensibilità vicina al vicesegretario Letta e tante persone della base di altre aree, mentre ha stretto un rapporto con l'area franceschiniana guidata da Federico Gelli».  «Oggi accetto pienamente il risultato delle consultazioni - afferma Zappacosta - e chiedo a tutti di fare altrettanto, ma ai più giovani dico di non lasciarsi contaminare dagli errori dei più longevi, forse troppo spesso legati a logiche personalistiche e poco aperti alla partecipazione vera. A coloro che ricoprono alti incarichi istituzionali chiedo, a partire dall'on. Fontanelli e al sindaco di Pisa, di avere grande responsabilità nei confronti del partito e dell'intera città: occorre esercitare le leadership attraverso l'autorevolezza delle proprie convinzioni e del grande lavoro che stanno mettendo in campo e ricorrere sempre meno alla forza delle proprie funzioni».  Per Paolo Fontanelli, invece, si è trattato di «una assemblea comunale che ha raccolto e condiviso lo spirito unitario della proposta e non vi è affatto un caso pisano».  «È un risultato chiaro - dice -, da cui emerge senza dubbio un orientamento nettamente maggioritario per fare della candidatura di Ferrante il punto di riferimento di tutti. Infatti, anche dalle opinioni manifestate nell'ambito della consultazione le esigenze che sono state messe al centro dell'attenzione sono quelle dell'unità del partito, del rinnovamento generazionale, anche attraverso la costruzione di un gruppo dirigente allargato e inclusivo, della capacità di ascolto e di mediazione, del rapporto con il territorio e con i circoli, della proiezione esterna del partito che non deve restare chiuso nell'ambito di una discussione interna».

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