Sicurezza
Aspettando le tele di Mirò a Palazzo Blu
Gennaro Di Biase
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Palazzo Blu accoglierà le opere di Mirò Dal 9 ottobre l'esposizione dedicata al grande maestro surrealista
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PISA. Nell'inizio, si sa, sono racchiusi la fine e il senso della storia. Nella prima scena di "Aspettando Godot", Estragone cerca disperatamente di togliersi la scarpa, tentando di portare a termine un gesto facilissimo dietro cui c'è una fatica avvilita. Niente somiglia così da vicino all'opera, impagabile, di Joan Mirò: infantile e geniale, sotterranea e nitida, frutto di un'elaborazione estrema che sulla tela diventa voce dei sogni, come la pianura in cima a una montagna. "Aspettando Mirò" è infatti il felicissimo punto d'inizio della mostra promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa, che Palazzo Blu ospiterà dal 9 ottobre prossimo al 23 gennaio 2011, portando sul Lungarno oltre 110 tra dipinti, sculture, litografie, disegni e illustrazioni del «più surrealista di noi tutti», come Andrè Breton definì il compagno catalano. Le opere, prestate dalla Fondazione Mirò, architettata per lui dall'amico fraterno Lluis Sert, fanno parte del secondo periodo barcellonese. Mirò: perché aspettarlo a Pisa? E come aspettarselo? Dopo il successo della mostra di Chagall, l'intenzione di Palazzo Blu è «riallacciare la collaborazione con le più importanti istituzioni culturali che si affacciano sul Mediterraneo». Da qui il sottotitolo dell'esposizione: "I miti del Mediterraneo". Il "mito" appunto, che attira i mostri per scacciarli, è la lingua narrativa essenziale scelta da Mirò e dagli artisti catalani per raccontare il sangue e la guerra civile d'inizio '900; e non a caso, la mostra si aprirà con il Minotauro (litografia "L'éveil du géant") che racconta la parentela amorosa tra natura e violenza, tra cecità e visione. Come ricorda Claudia Beltramo Ceppi, curatrice della mostra, «Mirò cerca un passato visivo collettivo catalano nella luce, nelle montagne, nei campi lavorati e nelle spiagge brillanti sotto il sole. Ciò gli consente un'identificazione atavica con il paesaggio del Mediterraneo». Dunque insetti e comete, linee di donne e scale nell'aria, lumache e serpenti pronti a convincere che sogno e realtà sono un unico pezzo di stoffa. Ci si potrà smarrire o ritrovarsi nelle "Costellations", illustrazioni di poesie bretoniane, fatte di occhi e geometrie che galleggiano nel nulla; o si potrà rimanere intrappolati nei viaggi, raffigurati nelle tele di "Archipel Sauvage" e "L'espoir du navigateur". E lasciare Palazzo Blu con negli occhi l'impressione del potere esorcizzante del tratto tragico ma sorridente, onirico ma lieve di Mirò: che nell'arte tutto è grave, ma niente è serio. «Lavoro come un giardiniere o un vignaiolo - scrive -. Le cose maturano lentamente. Il mio vocabolario di forme non l'ho scoperto in un sol colpo. Bisogna irrigare. Bisogna fare innesti, come si fa con l'insalata».
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