Il Tirreno

Pisa

Via diecimila fagiani Dopo tre anni nessuna giustizia

Candida Virgone
La scritta intimidatoria che apparse il giorno dopo
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La scritta intimidatoria che apparse il giorno dopo

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 PISA. «Da tre anni aspetto di sapere che fine hanno fatto le mie querele, ben tre mandate nel tempo alla procura. Da tre anni attendo giustizia».  «Da alcune indiscrezioni so che sono state individuate alcune delle persone che hanno messo in ginocchio la mia attività causandomi un danno di 130mila euro, ma non so se sia partito un procedimento e se ci sarà mai un giudizio o un'archiviazione». La voce contro la solita giustizia lumaca è di un imprenditore di Migliarino, Vito Cornacchia. I fatti risalgono alla notte fra il 16 ed il 17 ottobre del 2007, quando qualcuno si introdusse nel suo allevamento di fagiani liberandone diecimila, distruggendo parte delle reti di recinzione, sabotando alcune attrezzature agricole e rubandogli degli utensili poi ritrovati e riconosciuti dal legittimo proprietario. E non è tutto. In barba a lui e alla giustizia, gli ignoti autori della «liberazione», si sono vantati dell'operazione sul loro sito. L'organizzazione che ha firmato l'atto è Alf, il Fronte di liberazione degli animali, che compirebbe azioni «ambientaliste» in tutta Europa. «Oltre ad avere aperto centinaia di metri di reti - hanno scritto - abbiamo sabotato due trattori, due escavatori e tre Ape car. Abbiamo rubato tronchesi e altri attrezzi dal capanno dell'allevatore, che utilizzeremo in futuro. Abbiamo liberato anche le fattrici, cioè i fagiani che l'allevatore utilizza per la riproduzione e per lui di grande valore economico. Abbiamo siglato il tutto con un'enorme scritta con vernice su un capannone: "Chiudi l'allevamento o torneremo"».  Dei 10mila fagiani liberati ne sono stati recuperati 4.500; il resto non avrebbe goduto della libertà vagheggiata, ma in buona parte, abituato in cattività, sarebbe morto sulle strade o preda di altri animali. L'allevatore Cornacchia è assistito dall'avvocato Giovanni Capria, che nella sua querela ha ipotizzato i reati di minaccia, furto aggravato, danneggiamento più l'associazione a delinquere, visto che per compiere una simile azione in una notte devono essere intervenute di certo più di dieci persone.  Il giorno dopo il furto, alla stazione di Pietrasanta, furono fermate durante un controllo due ragazze poi denunciate perché avevano addosso arnesi atti allo scasso e soprattutto gli attrezzi rubati nell'allevamento, sequestrati e riconosciuti dal legittimo proprietario. Dissero che avevano aiutato degli amici a potare delle siepi, ma il possesso fu ritenuto ingiustificato e scattò la denuncia.  «Da informazioni confidenziali - ha aggiunto Cornacchia - so che i responsabili del fatto, facenti capo ai presunti ambientalisti, sarebbero stati individuati. Mi chiedo perché questa indagine langua e chi è stato danneggiato debba attendere così a lungo per avere giustizia».

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