Il Tirreno

Pisa

La campanella suona tra caos e tagli

Lucia Maffei
La campanella suona tra caos e tagli

Alle superiori classi sovraffollate e problemi con l'adozione dei libri

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 PISA Scuole superiori nel caos, è allarme generale in vista della prima campanella di domani. I problemi? Libri di testo definiti in ritardo, sovraffollamento delle classi prime, tagli alle ore e alle materie, strutture inadeguate.  E ancora: cattedre spezzettate e mancanza di personale Ata. Solo al classico Galilei, che quest'anno vede ai blocchi di partenza 5 quarte ginnasio, la situazione sembra più tranquilla; scientifici, ex-magistrali, professionali, tecnici industriali e alberghieri vantano una lista di difficoltà da chi più ne ha più ne metta. La causa? La risposta è unanime: la riforma Gelmini.  Prendiamo i libri di testo. Gli elenchi per le classi prime dovrebbero essere pronti tra maggio e giugno, ma all'epoca nessuno sapeva quali testi adottare in vista della riforma. In molte scuole, ad esempio al liceo Dini, all'Iti Da Vinci, all'alberghiero Matteotti, al Gambacorti e al Santoni si è deciso di rimandare all'inizio dell'anno scolastico per assenza di comunicazioni specifiche da parte del ministero e conseguente protesta.  «Era anche importante salvaguardare le famiglie, visto che un libro di testo va adottato per almeno 6 anni - dice Grazia Rossini, fiduciaria della preside dell'istituto tecnico per attività sociali Gambacorti - A giugno avevamo solo le linee guida e non i programmi dei corsi, così all'inizio di settembre abbiamo confermato i libri dell'anno scorso. Non potevamo fare altro».  Adesso gli studenti fanno i salti mortali per procurarsi i libri, e non tutti faranno in tempo per l'inizio delle lezioni. «L'attività didattica delle prime settimane ne risentirà molto», dice il preside del Da Vinci Odoardo Fontani.  Sovraffollamento delle classi e problemi logistici vanno di pari passo, e purtroppo i primi a farne le spese sono gli studenti disabili. Al tecnico industriale Da Vinci le 5 prime in partenza viaggiano sui 27 alunni per classe, in alcuni casi anche 30, con conseguenti difficoltà per la didattica e la sicurezza. Anche nelle 11 prime del Matteotti non si respira; per rispettare il tetto massimo di 20 iscritti per classe, previsto in caso di gravi disabilità di uno degli alunni, sarebbero state necessarie altre due prime. «Attivando due classi in più avremmo potuto garantire una diversa concentrazione di studenti disabili e stranieri, ma la richiesta è stata respinta», dice il vicepreside Massimo Salani.  Paradossalmente più le classi sono affollate e più le strutture dovrebbero moltiplicarsi. Spiega la preside del Fascetti, Mariangela Chiapparelli: «Al momento tra aule e laboratori abbiamo 28 strutture per 24 classi, ma sei di queste riuniscono gruppi di studenti di indirizzi diversi. In totale è come avere 30 classi, e per gestirle come si deve ci vorrebbero il doppio dei laboratori di informatica». Al Da Vinci si attende di sistemare i tetti dei laboratori, dove ci sono infiltrazioni d'acqua. Nello stretto, senza laboratori e per ora senza libri, ma almeno si studia.  Veniamo al taglio degli insegnamenti. Al biologico Gambacorti le cattedre di 18 ore hanno eliminato la continuità didattica e spezzato insegnamenti come ecologia e morfofisiologia; nelle classi prime si studierà meno chimica, igiene e matematica. Al tecnico per geometri Santoni soffrono storia e italiano, il taglio delle ore nei professionali ha colpito anche una materia di indirizzo come topografia, e creato ibridi come scienze integrate (unisce fisica, chimica e scienze).

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