Italia
I ricercatori sono l'ago della bilancia
G.C.
La loro forza elettorale confermata dal voto al Senato accademico
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PISA. I ricercatori universitari si confermano la forza in grado di fare la differenza e condizionare l'imminente voto per il rettore. Se la "prova generale" è stata venerdì scorso, quando è stata rinnovata la componente elettorale del senato accademico, si può delineare un'organizzazione quasi scientifica con cui è stato affrontato il voto. Dall'8 al 10 settembre, infatti, erano chiamati alle urne i 1.436 tecnici amministrativi, che dovevano eleggere due loro rappresentanti in senato, e i 1.714 esponenti della didattica per individuare i dodici rappresentanti dei dipartimenti. Le sorprese sono state su questo secondo fronte, anche se i numeri all'inizio non sembrano eclatanti: sommando i 535 professori ordinari e i 547 associati, si raggiunge il 63% degli aventi diritto; passando all'esito delle elezioni, i docenti hanno rastrellato il 60% dei voti finali e mandato in senato il 58% dei rappresentanti di dipartimento nel complesso messi in palio. Sono piccole oscillazioni, magari dovute a una differente affluenza alle urne tra professori e ricercatori. La vera sorpresa c'è quando si considerano gli eletti rispetto ai candidati iniziali: vincono 7 dei 13 docenti candidati (poco più della metà) e 5 dei 7 ricercatori (quasi tutti). I commenti che si incrociano nell'ateneo il giorno dopo, leggono questi dati in modo univoco: i ricercatori sono compatti e organizzati. Ma come si ripercuote questa forza sul voto per il rettore? Prendiamo l'esempio di uno dei sei settori per cui si votava: il Settore 3, che raggruppa le scienze mediche e veterinarie. Secondo un patto di facoltà fatto alla luce del sole, i docenti di medicina avrebbero portato qualche voto al candidato di veterinaria, per favorire l'elezione anche del professor Luigi Intorre. Solo in questo settore e nel numero 4 (ingegneria), infatti, i ricercatori presentavano due candidati e si poteva puntare su una loro dispersione delle preferenze per eleggere due professori. Invece, la ricercatrice Laura Caponi si è distinta per una forte affermazione personale (105 voti) e ha determinato la clamorosa esclusione dell'associato di veterinaria, Intorre, che è arrivato terzo (64 voti). Così, l'unico docente eletto nel settore 3 è stato il chirurgo Fulvio Basolo, ordinario (con 82 preferenze). Questo esito dimostra che i patti tra le varie facoltà non sempre reggono e che i 618 ricercatori potrebbero votare in massa per un candidato rettore, se trovassero in un profilo particolari garanzie a tutela della loro componente. Allora proviamo a vedere quanto pesano sul totale i ricercatori. Abbiamo già detto che sul fronte della didattica si contano 1.714 persone: i 14 che mancano sono assistenti. Il personale tecnico amministrativo arriva a 1.436 unità, ma nel voto per il rettore, ciascuna preferenza proveniente da questa categoria è divisa per otto: in conclusione, ci sono altri 180 voti esprimibili. Infine, i rappresentanti degli studenti sono 148. In totale, ci sono 2.042 voti esprimibili, per cui il blocco dei ricercatori rappresenta il 30% dell'elettorato attivo. Domani alle 10 cominciano le operazioni elettorali per eleggere il successore di Marco Pasquali, la massima carica dell'ateneo. Al PalaCongressi si riunisce il corpo elettorale per l'ufficializzazione e la presentazione delle candidature. Poi ci saranno tre eventuali turni di voto, in cui può succedere di tutto; e l'incognita astensione può essere determinante. Ma l'altissima affluenza per le elezioni del senato (71,65% a fronte di un quorum del 30%, basso perché ritenuto difficile da superare) dimostra autonomia e partecipazione motivata. In particolare questa sensazione si ritrova tra i ricercatori che si sentono il futuro dell'università e possono già esserne l'ago della bilancia.
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