La manifestazione
Chiede troppo, alla fine ci rimette
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Spesso le assicurazioni cercano di "tirare" sino all'ultima lira per risarcire meno possibile chi fa un incidente. Ma quando vi fanno una proposta decente, è meglio accettarla. Altrimenti rischiate addirittura di rimetterci. Il giudice di pace Dario Bongiorno ha emesso una interessante sentenza in materia, la numero 1454/2010: un automobilista, dopo essere stato tamponato, aveva citato la persona con cui aveva avuto un sinistro e l'assicurazione di questa (difesa dall'avvocato Mario Cagnetta).
L'uomo chiedeva il risarcimento dei danni, quale risultava dalla fattura del carrozziere: 4.200 euro, quasi il doppio del valore dell'auto. L'assicurazione eccepiva di aver integralmente risarcito ante causam l'attore del danno nella misura del 70%, pari al grado di corresponsabilità della convenuta ritenuto sussistente. E il giudice ha dato ragione all'assicurazione: confermando il 30% di colpa dell'attore nell'incidente per imprudenza, ha ritenuto adeguata la prima offerta della compagnia, di 1.610 euro. «Secondo prassi comune, se l'auto è andata distrutta o deteriorata, normalmente il danno equivale al valore antesinistro, determinato secondo i listini dell'usato, del tipo di auto, dell'anno di costruzione, del suo stato generale etc, decurtato del valore del relitto. Ad esso vengono aggiunte le spese occorrenti per l'immatricolazione di veicolo sostitutivo e quelle per la rottamazione». E «la Cassazione ha sancito che il risarcimento del danno ad un veicolo coinvolto in un incidente va proporzionalmente ridotto in tutti i casi in cui il costo della sua riparazione abbia comportato una rivalutazione del veicolo stesso ovvero una sua maggiore funzionalità, non potendosi risolvere il risarcimento in un'occasione di arricchimento del patrimonio del danneggiato». In sostanza, dice il magistrato, «il risarcimento del danno non può essere superiore al valore di mercato che il veicolo stesso aveva al momento del sinistro allorché vi sia ampia sproporzione con il costo delle riparazioni». La domanda è stata quindi rigettata e l'automobilista dovrà pagare le spese legali: 1.612 euro, due euro in più di quanto aveva ricevuto "bonariamente" dall'assicurazione.
L'uomo chiedeva il risarcimento dei danni, quale risultava dalla fattura del carrozziere: 4.200 euro, quasi il doppio del valore dell'auto. L'assicurazione eccepiva di aver integralmente risarcito ante causam l'attore del danno nella misura del 70%, pari al grado di corresponsabilità della convenuta ritenuto sussistente. E il giudice ha dato ragione all'assicurazione: confermando il 30% di colpa dell'attore nell'incidente per imprudenza, ha ritenuto adeguata la prima offerta della compagnia, di 1.610 euro. «Secondo prassi comune, se l'auto è andata distrutta o deteriorata, normalmente il danno equivale al valore antesinistro, determinato secondo i listini dell'usato, del tipo di auto, dell'anno di costruzione, del suo stato generale etc, decurtato del valore del relitto. Ad esso vengono aggiunte le spese occorrenti per l'immatricolazione di veicolo sostitutivo e quelle per la rottamazione». E «la Cassazione ha sancito che il risarcimento del danno ad un veicolo coinvolto in un incidente va proporzionalmente ridotto in tutti i casi in cui il costo della sua riparazione abbia comportato una rivalutazione del veicolo stesso ovvero una sua maggiore funzionalità, non potendosi risolvere il risarcimento in un'occasione di arricchimento del patrimonio del danneggiato». In sostanza, dice il magistrato, «il risarcimento del danno non può essere superiore al valore di mercato che il veicolo stesso aveva al momento del sinistro allorché vi sia ampia sproporzione con il costo delle riparazioni». La domanda è stata quindi rigettata e l'automobilista dovrà pagare le spese legali: 1.612 euro, due euro in più di quanto aveva ricevuto "bonariamente" dall'assicurazione.
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