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Giovani con l'ansia da precarietà

Giovani con l'ansia da precarietà

Sognatori da adolescenti, a 25 anni un solo obiettivo: il lavoro fisso

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PISA. Calciatore, avvocato? No, meglio un posto sicuro negli enti pubblici. E' proprio così: l'ansia da precarietà sul lavoro sembra far svanire già a 25 anni i sogni dell'adolescenza. E' questo uno degli aspetti più particolari di un'indagine condotta dalla Provincia, attraverso l'Osservatorio sociale, sui giovani pisani da 12 fino a 34 anni. Cosa sperano, in cosa confidano, cosa temono e anche cosa rischiano. La ricerca, presentata dall'assessore alle politiche giovanili Salvatore Sanzo e dalla vicepresidente Alessandra Petreri, è stata realizzata da aprile a giugno scorsi. Con la modalità più adatta per entrare nel mondo dei giovani: internet. Sul portale dell'amministrazione sono stati caricati quattro questionari: uno per le scuole medie (12-14 anni), uno per le superiori (15-19 anni), uno per i giovani 20-24 anni, uno per i giovani 25-34 anni. Ampio il campione che ha risposto: oltre 1.800 ragazzi, tra quelli contattati attraverso le scuole e quelli che hanno partecipato volontariamente. Svariati i temi: scuola, famiglia, sport, nuove tecnologie, politica, fiducia nelle istituzioni, sogni, progettualità. Ed ecco l'identikit medio: un giovane legato alla famiglia, che usa molto computer e internet, che non eccede con la tv e che sa un po' troppo di coetani alle prese con alcol e droghe. Ma cosa vedono e desiderano dal futuro i nostri ragazzi? Esiste una netta differenziazione a seconda delle età. Alle medie i ragazzi sognano di poter avere sempre tanti amici, una famiglia e il successo. Nelle altre fasce di età sognano di completare il percorso di studi, raggiungere la stabilità economica e lavorativa e di viaggiare. L'obiettivo più difficile da realizzare, per tutti, è sempre quello: il lavoro stabile. La professione più ambita dai maschi delle superiori è quella del calciatore; le femmine sperano invece di diventare avvocatesse o giornaliste. A 20-24 anni cambia la prospettiva: gli uomini puntano a diventare ingegneri; le donne ad avere un impiego in azienda o di fare le giornaliste. Ma dai 25 anni al primo posto, sia per i maschi che per le femmine, c'è il posto nella pubblica amministrazione. «Le politiche giovanili - dicono Sanzo e Petreri - devono far fronte alle aspettative dei giovani e allo stesso tempo incoraggiarli a contribuire alla crescita della società. Per raggiungere questi obiettivi è necessario capire il loro mondo: è in questa linea che si inserisce il nostro patto sulle politiche giovanili, con la condivisione dei Comuni e della Consulta». Il quadro che risulta da questo report, secondo gli assessori, rappresenta «uno spaccato interessante ed offre spunti per la progettazione di interventi sul territorio. Vogliamo sottolineare la massiccia partecipazione dei ragazzi: è da questi numeri che occorre partire per evidenziare il loro bisogno di essere ascoltati. La vera scommessa, per noi amministratori, è creare un effettivo canale di comunicazione con le giovani generazioni».

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di Redazione Pisa