Il Tirreno

Pisa

L'ateneo spende troppo in stipendi

Gianluca Campanella
Una protesta davanti alla sede del rettorato in lungarno Mediceo
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Una protesta davanti alla sede del rettorato in lungarno Mediceo

Male rispetto alla media nazionale la situazione finanziaria certificata

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 PISA. Nell'imminenza della campagna elettorale per il nuovo rettore, è utile capire qual è la situazione finanziaria di fronte alla quale si troverà il vincitore.  Al di là delle differenze sui programmi dei candidati, il fattore economico è uno dei principali vincoli e afferma che l'Università di Pisa è collocata leggermente peggio della media italiana.  La legge fornisce due indicatori per capire lo stato di salute del bilancio. Il primo blocca tutte le assunzioni nel caso in cui la quota delle spese per gli stipendi superi il 90% del fondo di finanziamento ordinario (Ffo), cioè la somma messa a disposizione dal ministero: va detto che non è l'unica entrata per gli atenei, che ricevono liquidità anche grazie a sponsorizzazioni, alienazioni patrimoniali e, soprattutto, alle tasse degli iscritti. L'altro "paletto" legale si riferisce proprio alla contribuzione studentesca: essa non deve superare il 20% dell'ffo.  Ebbene, il dato ufficiale e disponibile per la spesa effettiva del personale si riferisce al 2008: Palazzo alla Giornata ha impiegato il 95,43% dell'ffo per tutti i suoi dipendenti, dai docenti al personale tecnico amministrativo. La media italiana nello stesso periodo è stata dell'88,6%. Lo riporta il quotidiano "Il Sole 24 Ore", dati che sono stati citati anche dai candidati rettore nell'incontro con il personale lunedì scorso.  La buona notizia è che nel 2009 le cose sono andate meglio e quest'anno le ultime proiezioni, non definitive, indicano addirittura che si è scesi sotto la soglia del 90%. Quella cattiva ci ricorda che il numero è "drogato", nel senso che il 95,43% è ottenuto al netto degli sconti contabili offerti dalle norme per il personale convenzionato con il servizio sanitario nazionale: senza questo bonus, la cifra sarebbe ancora più alta.  Il quadro si complica con la manovra finanziaria del governo che, per la prima volta in dieci anni, abbassa l'ffo: nel 2010 si parla di quasi 300 milioni in meno in tutta Italia, mentre l'anno prossimo di quasi 1,3 miliardi.  Passiamo alle tasse che pagano i 49mila iscritti: nel 2009 gli studenti hanno versato complessivamente 45 milioni nelle casse dell'Università (921 euro a testa in media) che si sommano ai 225 milioni arrivati da Roma. In proporzione è proprio quel 20% che non si deve superare. Ma la stessa legge non prevede controlli e sanzioni per chi sfora e così si arriva alla media italiana del 19,6%: un numero che suggerisce parecchi bilanci accademici fuori quota.  L'università pisana, lo scorso 25 maggio, ha varato per l'anno accademico 2010/11 una rimodulazione delle tasse che i rappresentanti degli studenti in cda hanno contestato in modo pesante: i ragazzi sostengono che, conti alla mano, si tratti di un aumento che fa sfondare il muro del 20% imposto dalla normativa nazionale; secondo l'amministrazione dell'ateneo, invece, il gettito complessivo rimane costante. Impossibile sapere chi ha ragione fino a quando non si conosceranno le cifre totali che forse arriveranno prima del solito: quest'anno il ministero si è impegnato a distribuire l'assegno entro dicembre, mentre finora l'ffo è stato accreditato nella primavera successiva all'anno di competenza.  Ultima nota sul diritto allo studio, che è quasi interamente finanziato con i contributi regionali: pertanto precisiamo che con le tasse degli iscritti si pagano le riduzioni ai meritevoli, ma borse di studio ed edilizia studentesca sono a carico di un altro bilancio.

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